Emiliano Bronzino
Aristofane mette in scena Lisistrata nel 411, in uno dei momenti più difficili della democrazia ateniese, presa da una parte dall’ascesa del partito oligarchico e dall’altra dalla sconfitta della spedizione contro Siracusa, che segna il definitivo declino della sua potenza militare. La susseguente decadenza della polis risulta evidente nel contenuto e nella struttura del testo del grande commediografo. In questo senso è significativa la soppressione del discorso alla città, e quindi della Parabasi; esso è interrotto quasi subito dal coro dei vecchi, come se non fosse più possibile fare parlare il coro-popolo in favore della città. D’altronde le stesse esortazioni di Lisistrata agli ambasciatori ateniesi e spartani a sostegno di una pace liberatoria cadono nel vuoto.
Per questo la vicenda di Lisistrata trascina un fondo cupo dietro l’apparato delle situazioni e delle trovate. Come se la satira di Aristofane stenti a graffiare per la mancanza di un vero progetto, seppur utopico, da presentare alla cittadinanza. Di fatto le stesse situazioni comiche interessano uomini disperati per l’embargo sessuale delle donne e risentono qui della loro incapacità di uscire dalle ostilità che per decenni imperversano sulla Grecia. Per contro solo le donne e il loro potere sessuale, per assurdo, possono fermare la guerra. Il terrore delle contese belliche, ormai divenute endemiche, non tocca minimamente la vivacità del testo, anzi ne esalta quei contenuti che riescono ancora a farci ridere (e a farci riflettere) a distanza di millenni. La guerra ha come contraltare l’eros, e in mezzo la grandezza del leader Lisistrata che, utilizzando ad arte il “buonsenso femminile”, può dare la chiave risolutiva al conflitto.
Infine Ettore Romagnoli (oltre a Lisistrata ha tradotto tutte le commedie di Aristofane) che riesce ancora a divertirci con una serie di intuizioni geniali (come ad esempio l’utilizzo del romanesco da parte dei personaggi spartani, espediente molto criticato dai suoi contemporanei, ma di sicuro effetto scenico), ci ha guidato in un lavoro approfondito sulla vicinanza tra commedia e tragedia nella classicità greca. Il linguaggio del Coro, ricercato e allo stesso tempo popolare, la sapiente conoscenza di Romagnoli dei linguaggi formali della messa in scena greca (che in qualche modo accomunano tragedia e commedia), insieme alla citazione sempre presente in Aristofane dei grandi tragici, ci ha permesso di legare questa Lisistrata direttamente agli altri titoli del XLVI Ciclo di Spettacoli Classici.

