Daniele D’Angelo
In questa colonna sonora ho cercato di evocare il clima classico di una tragedia greca così come siamo stati abituati ad intenderla, con largo uso di ottoni e percussioni dal suono grave. Nello stesso tempo ho lasciato che la commedia si impossessasse dello stereotipo musicale trasformandolo in gioiosa parodia; la traduzione del Romagnoli ha dato una precisa collocazione storica che viene sottolineata dalla scelta dei temi e degli arrangiamenti, ricordando la musica degli anni 30 tedeschi.
Come sempre abbiamo lasciato molto spazio alla musica vocale, per rinnovare una tradizione che dopo tanti secoli riesce ancora ad affascinarci con la magia delle evocazioni, anche se in commedia il coro si arricchisce di sfumature grottesche.
Francesco Branciamore
La musica su cui ho lavorato si affianca al verso del testo e gioca con esso creando una melodia modulante dal continuo incedere che sovverte l’ordine ritmico spostando gli accenti, a suggerire quasi una forma nella forma, una continua tensione e distensione.
A tratti la musica acquista una funzione estraniante, coerente col ruolo che il regista le ha assegnato. Una trasversale ironia pervade momenti espressivi alternando ritmi semplici a composti ma senza scompaginare mai la linea di tensione melodica.
Su di una sottesa pulsazione ritmica del grave si appoggiano i rimandi del coro che, nel loro chiedere, fanno appello a tutta la loro arte.
In alcuni punti ho pensato alle voci come un quintetto cameristico di legni, flauto, oboe, clarinetto in Bb,corno in F e bassoon. Il contrasto con il testo della commedia è voluto, l’ironia di quest’ultimo viene affidata ad una scrittura di primo Novecento dove sobrie armonie contrappuntano con la lead voice del coro.
Ritmo ballabile, uno stile robustamente costruttivo e voci manipolate sono invece il corpus di alcune parti in cui due anime, prima divise, ora s’incontrano in una danza corale ma sofferta e risolutrice. L’oscurità della sofferenza viene scandita da gravità di suoni dilatati a cui si fondono come lampi di luce le scale musicali mediterranee.
Tutto ciò anticipa e suggella la fine di una vicenda lunga e sofferta che, se pur piena di ilarità, racchiude uno spaccato di grande saggezza.