Mariella Gennarino
Entrare al Teatro Greco di Siracusa in una sera di inizio estate per la prima prova della Lisistrata, è stata un’emozione che non dimenticherò mai. La cavea è uno spettacolo nello spettacolo. Qui la pietra assume varie forme. Scolpite dal tempo. Il colore varia a seconda della luce. Tutto mi rimanda ai mosaici che da tempo mi affascinano, a quelle pietre che componevano un fregio, un decoro, una scena, una storia. Il Musaikòn, l’opera paziente degna delle Muse che rappresentavano l’ideale supremo dell’arte, diventa il punto di partenza. Le indicazioni del regista sono chiare: “ tuniche nel rispetto della tradizione”. Concordo, rifletto durante le prove, trovo che i costumi debbano rispettare il gusto satirico, grottesco, ludico della commedia di Aristofane. Tessuto grezzo , cotoni, filati, trame riprese da uno studio accurato sulle tuniche delle statue greche. I costumi,rigorosamente dipinti a mano nei colori delle terre, della vegetazione, del mare, dei nostri tramonti decorati, con piccoli inserti di ciottoli, conchiglie, tessere come nei mosaici greci, dipinti in oro, argento, ma che portano dentro i colori del mediterraneo, il turchese , il giallo, il verde. Unica eccezione per la vulcanica Lisistrata “colei che scioglie gli eserciti”: per lei, un colore unico, molto forte, quello del sole che tramonta sul mare, il rosso che racchiude tutte le sfumature più belle, quasi infuocate. Un colore forte per rappresentare e denunciare una guerra cruenta, dove il grido simbolico delle donne , si impone sugli uomini e porta la pace.
