di Daniele D’Angelo
Questo dramma di Euripide contrappone il mondo di Ippolito, casto e determinato giovane devoto di Artemide, al mondo di Fedra, la bella moglie di Teseo, posseduta dal demone dell’amore impostogli da Afrodite.
Questa contrapposizione suggerisce, in sede di composizione, un contrasto netto tra le due atmosfere musicali, contrasto che si rivela in tutta la sua potenza nei cori. La mia idea è che due temi musicali, uno sacro, l’altro profondamente terreno e carnale, si combattano , fondendosi, come due aspetti di un’unica realtà, un unico derivante dagli opposti che lo compongono.
I cori diverranno quindi le zone di fusione e di manifestazione di questa unità.
Per quanto riguarda l’orchestrazione, i cori manterranno la loro connotazione di spazi di canto, in cui la poesia del testo viene portata dagli attori attraverso la recitazione della traduzione , mentre la bellezza del suono del verso greco, verrà evocata con il canto. Non cercheremo di spiegare cos’era la musica duemilacinquecento anni fa, piuttosto ne evocheremo dettagli, impressioni. Lo stato d’animo dei personaggi si rifletterà, spero avvantaggiando gli attori, nel commento sonoro e musicale.
