“… chi non danza, ignora quel che accade…”
Cristo in un inno gnostico del II secolo
Il mio lavoro con Carmelo Rifici consiste, da anni, nell’ascolto di suoi mondi, pensieri, riflessioni e possibilità al fine di aiutarlo, come un interprete di sogni, a far si che questi mondi trovino concretezza nel corpo in scena. Quindi ascoltandoci e decifrando lui la parola ed il suo immaginario ed io i corpi e lo spazio, tenteremo di essere testimoni, oggi, delle parole di Euripide.
Ricostruire filologicamente i movimenti degli antichi cori è un’ impresa molto difficile e alquanto discutibile poiché pochissime sono le informazioni a noi pervenute su cosa il coro realmente facesse. Si dice che danzava e cantava. Oggi, la storia ci ha insegnato che tutto ciò che il corpo fa è danza, sia esso camminare, sedersi, muovere le mani o i piedi. Quindi muovere nel tempo e nello spazio se stessi è danza e la danza è vita, testimonianza di esserci.
I cori sono come simboli di una comunità, testimoni delle scelte, dei desideri e dei conflitti del singolo uomo e della singola donna. Due mondi in eterna lotta, ieri come oggi. Ippolito e Fedra. Lo spirito ed il corpo. Il maschile ed il femminile.
In conclusione il movimento dei cori potrebbe essere come un’unione fra i due mondi. Come un grande stormo di uccelli che “sorvola” le vicende umane.
All’interno di questo antico e sacro spazio lo “stormo di uomini e donne” può sembrare un unico grande corpo così come tante individualità. Entra, esce, corre, cammina: che danzi o no, comunque è lì nel presente del proprio corpo.
Come voi, con il vostro, siete seduti su queste pietre ad ascoltare e forse a danzare.
