La rappresentazione di Fedra (Ippolito portatore di corona) dà spunto alla visualizzazione di due mondi disgiunti, il mondo dell’ eros, presieduto da Afrodite, signora dei dolci amplessi, del desiderio e della passione, e l’universo di Artemide, fatto di foreste intricate e caccia, regolato da virtù virginale e rigore morale.
Ho cercato di tradurre l’appartenenza dei personaggi a questi due mondi opposti sfruttando i colori che per tradizione appartengono alle due dee e alle loro “sfere di influenza”: Fedra si veste di rosso, colore della passione per eccellenza, ma anche espressione di un “sanguinamento interiore” che macchia le vesti. Nello stesso tempo, un barlume di innocenza è definito dalla veste bianca che fuoriesce dalla fitta pieghettatura di seta che accarezza il corpo della donna.
A questo mondo appartengono anche la nutrice, il servo e il coro, che veste i colori della Dea connotati dall’azzurro del cielo e del mare, il marrone caldo della sabbia fino ad avvicinarsi, nei costumi delle coreute, al colore delle vesti della loro signora.
L’oro – per tradizione metallo legato alla dea Venere – si esprime nei corpetti sagomati che chiudono le forme dei corpi femminili definiti dai pepli in seta plissettata e dipinta a mano.
L’indole di Ippolito, con la sua scelta che esprime per certi versi una commistione di vita monastica e disciplina legata alla caccia, si traduce visivamente con una rigida corazza sagomata del colore della notte, momento caro alla Dea Artemide e una lunga gonna bianca che lo colloca nella sfera monacale. Così tutto il suo seguito, che indossa una lunga veste monastica chiara, espressione di purezza e virtù, mentre i giubbini ricordano i colori della selva e della caccia.
Fuori da questi due universi si colloca la figura di Teseo legato alla figura di Poseidone, scuro, violento, nero.
Il lavoro svolto con Carmelo Rifici, mi ha portata a scegliere fogge lineari che rispettino la tradizione classica, facendo eccezione per i costumi più fantasiosi di Artemide e Afrodite, nei quali materiali più moderni si sovrappongono a sete e cotoni più tradizionali.
Margherita Baldoni
