di Marco Podda
La musica nella tragedia greca non è solo un elemento estetico, ornamento della parola, ma costituisce un fondamentale substrato di drammaturgia. Questi testi immortali non perdono nulla della loro potenza e perfezione formale senza l’arte dei suoni ma la musica – come l’originario colore per le classiche ed algide statue marmoree - ci consente una loro comprensione meno astratta, più palpabile, più vicina al nostro sentire.
Di certo comporre per una tragedia greca pone inevitabilmente di fronte a sfide e perplessità non da poco. Ripristinare una sonorità simile a quella che riteniamo sia stata l’originale ( di cui sappiamo pochissimo e quasi tutto è perduto) o ricreare nuovi indirizzi emotivi secondo le “intenzioni originarie” ( di cui abbiamo molti testi e trattati rimasti)? Per questa messa in scena dell’Aiace di Sofocle con la regia di Daniele Salvo, abbiamo preferito la seconda soluzione. Suoni e musiche che esaltano o deprimono, che incupiscono o distendono, che esprimono l’irrazionale carica delle passioni legate al culto dionisiaco come negli originali stili greci; il diastaltico, il sistaltico, l’esicastico,etc.
Tutto però mediato da una moderna concezione estetica di fruizione sociale della musica, quasi da colonna sonora cinematografica. Armonie, ritmi e melodie che troviamo quotidianamente nel mondo sonoro che ci circonda: teatri, film, spot pubblicitari, discoteche.
Questi colori musicali a noi familiari e quotidiani, a volte addirittura consumistici, ci consentono di attualizzare la fruizione di testi eterni che parlano all’uomo di sempre e di renderci emotivamente più coinvolti. Fornisco un transfer sensitivo-sensoriale per vivere profondamente nel nostro immaginario sonoro le passioni ed i drammi dell’uomo senza tempo e parallelamente di ogni tempo, compreso il nostro.