Presentazione

Sono queste le parole pronunciate da Atena al termine dell’Orestea, quando le Erinni, le oscure divinità della vendetta, divengono Eumenidi, divinità benevole e protettrici della città. Sotto il segno della legalità e della pacificazione (la pace oggi, per sempre, ha guadagnato il popolo di Atene, prosegue il coro di religiose) si concludeva la trilogia eschilea messa in scena a Siracusa per il XLIV Ciclo di Rappresentazioni Classiche.

Nella stessa città, proprio presso il bosco consacrato alle Eumenidi, ha inizio l’Edipo a Colono di Sofocle, con un Edipo mendico e cieco accompagnato dalla figlia Antigone, in un paesaggio pieno di allori, ulivi, viti – siamo nel cuore del Mediterraneo – , in una atmosfera costantemente sospesa tra realtà e sogno, vita e morte, umano e divino. È qui, nella terra ateniese, nella città pia e felice e giusta, che Edipo compie l’atto conclusivo del suo destino, con l’aiuto di Teseo, il re illuminato che lo protegge da un passato che irrompe costantemente sulla scena (Creonte che vuole ricondurlo a Tebe, Eteocle e Polinice che si contendono il regno…) e lo accompagna sino al suo istante ultimo. Ospite e straniero vivono insieme questa esperienza di confine tra vita e morte, legati da un giuramento (la segretezza del luogo di sepoltura di Edipo) e dal sacro vincolo della ospitalità.

Edipo a Colono è l’ultimo dramma scritto da Sofocle, rappresentato postumo, nel 401 a.C. Uno straordinario testamento spirituale, non a caso ambientato a Colono, nel demo ateniese in cui nacque il grande drammaturgo. L’INDA lo mette in scena per la quarta volta a Siracusa, dopo il 1936, il 1952 il 1976, interpreti rispettivamente Annibale Ninchi, Salvo Randone, Galuco Mauri. Per la stagione 2009 Edipo sarà interpretato dal grande attore Giorgio Albertazzi.

Il tema dello straniero torna, seppure declinato in modo molto diverso, nella Medea di Euripide, in scena con l’Edipo a Colono al Teatro Greco di Siracusa per il XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche. La figlia del sole, la maga, la barbara in terra greca – non accolta ma, con un ribaltamento rispetto a Edipo, bandita dalla città – sarà interpretata da Elisabetta Pozzi per la regia di Krzystof Zanussi, artista e intellettuale polacco in grado di spaziare dal teatro alla scrittura e al cinema con techne e profondità di pensiero. Medea è rappresentata per la sesta volta nella storia dell’INDA, dopo le messinscene del 1927, 1958, 1972, 1996, 2004, interpreti rispettivamente Letizia Celli, Lilla Brignone,Valeria Moriconi (sia nel 1972 che nel 1996), Maddalena Crippa.

Ancora, la stagione 2009 prevede uno spettacolo itinerante, Le Supplici di Eschilo. In unità tematica con gli altri due drammi, sono rifugiate in cerca d’asilo le protagoniste di questa tragedia, il coro di Danaidi che chiede aiuto al re argivo Pelasgo perché prometta di accoglierle nella sua città. Nel segno dello straniero Edipo, della barbara Medea, delle Danaidi supplici sugli altari di Argo, non ha luogo solo un progetto di allestimento teatrale ma anche e soprattutto un percorso di riflessione, un “viaggio” che parta proprio da Siracusa e dalla Sicilia, terra di frontiera del Mediterraneo, da sempre luogo di incontro, di contraddizione, di confronto e, attraverso esso, di ri-definizione delle identità. Ma anche di fughe, di violenza, di false speranze, come quella dei 283 immigrati morti a Portopalo nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996, nel naufragio della nave che avrebbe dovuto portarli nel “nord del mondo”.

Sotto questi auspici la Fondazione INDA avvia il XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa. Ancora una volta il dramma antico è monito e luogo di riflessione, attuale non perché piegato alle esigenze e agli eventi del tempo, ma perché universale, aderente al cuore dell’uomo, capace di farsi metafora del mondo.