Trama

Filottete di Sofocle

La tragedia è ambientata sull’isola di Lemno. Filottete, partecipe della spedizione contro Troia, è stato morso da una vipera che gli ha procurato una ferita insanabile e infetta. I Greci, non sopportando la compagnia e le urla dell’ammalato, lo hanno abbandonato sull’isola di Lemno con l’arco che aveva ricevuto in dono da Eracle. Ma un vaticinio svela che l’arco di Eracle costituisce l’unica arma in grado di debellare la resistenza dei Troiani: l’abbandonato, l’escluso, diviene improvvisamente il perno della conquista della città nemica. Ora Odisseo torna sull’isola accompagnato dal giovane Neottolemo, figlio di Achille, per sottrarre con l’inganno l’arco a Filottete: fingendosi nemico di Odisseo e degli Atridi, Neottolemo dovrà guadagnarsi la fiducia dell’eroe. Il “piano”giunge a buon fine, quando Filottete, colto da un accesso del suo male, consegna l’arco al giovane “amico”. A questo punto, in preda al rimorso, il figlio di Achille si oppone ad Odisseo, mostrando nobiltà d’animo e rispetto nei confronti del sofferente, a cui restituisce l’arma tentando invano di persuaderlo a imbarcarsi con loro per conquistare la città nemica. L’intervento ex machina di Eracle sancisce la risoluzione dell’intreccio e la partenza di tutti per Troia dove Filottete sarà curato e la città conquistata grazie all’arco e al suo possessore.

Datazione: 409 a.C.

Personaggi

In ordine di apparizione
Ulisse, Neottolemo, Coro di marinai della nave di Neottolemo, Filottete, Mercante, Eracle

La trama e l’azione drammatica

Filottete, partecipe della spedizione contro Troia, è stato morso da una vipera che gli ha procurato una ferita insanabile e infetta. I Greci, non sopportando la compagnia e le urla dell’ammalato, lo hanno abbandonato sull’isola di Lemno con l’arco che aveva ricevuto in dono da Eracle. Ma solo ora, sotto le mura di Troia, un vaticinio svela che proprio quell’arco costituisce l’unica arma in grado di debellare la resistenza dei Troiani: l’abbandonato, l’escluso, diviene improvvisamente il perno della conquista della città nemica.

Odisseo e Neottolemo, il giovane figlio di Achille, giungono dunque sull’isola per recuperare ad ogni costo Filottete ed il suo arco. Il dramma sofocleo si apre con l’approdo dei due uomini a Lemno, terreno aspro, roccioso, pieno di grotte: in una di queste l’eroe malato trascorre i suoi giorni. Odisseo, in questa tragedia meschino macchinatore, coinvolge Neottolemo in una messinscena creata ad arte: dovrà avvicinare Filottete e raccontargli di essere stato offeso dagli Atridi (che lo hanno defraudato delle armi del padre), fingendo di essere nemico loro e di Odisseo, per guadagnarsi così, in virtù delle ingiustizie subite dai comuni nemici, la confidenza e la fiducia di Filottete. Questa “missione” sarà per Neottolemo fonte di gloria, poiché lo renderà protagonista della vittoria contro i Troiani.

Come previsto, quando Filottete apprende la falsa notizia per cui Neottolemo, abbandonata la guerra, sta per rientrare in patria, lo supplica di accoglierlo nella sua nave e di portarlo con sé; ad accelerare i tempi, rendendo ancora più urgente la partenza, sopraggiunge un mercante – in realtà un marinaio mandato da Odisseo sotto mentite spoglie – che annuncia l’imminente arrivo dei Greci in cerca di Neottolemo e Filottete. Una minaccia, dunque, per i loro piani di fuga. I due stanno per imbarcarsi quando, poco prima di lasciare l’isola, Filottete è colto da un accesso del suo male: in preda al dolore e al delirio, affida all’amico l’arco e le frecce, esprimendogli la sua fiducia e chiedendogli di non abbandonarlo.
Passata la crisi, Neottolemo, logorato dal rimorso, svela la verità a Filottete che ora chiede indietro le sue armi, con parole piene di disperazione, imprecando contro di lui. Il giovane sta per restituire l’arco, quando sopraggiunge Odisseo che, non visto, ha vigilato sulla intera azione.

Filottete affronta a viso aperto il suo più grande nemico, che ostenta autorità con la pretesa di parlare nell’interesse comune. L’eroe esprime ora tutta la sua amarezza, lo sconforto per la ingiustizia subita, l’odio verso i nemici, e non muta posizione neanche quando Odisseo minaccia di lasciarlo sull’isola, solo, senza quell’arco che è per lui fonte di sopravvivenza.

Il dramma dell’inganno e dell’abbandono diviene a questo punto il dramma della pietà, del ripensamento. L’arco di Eracle rimasto a Neottolemo è per lui fonte di continuo rimorso; ma ora la ribellione contro le astuzie macchinate da Odisseo, che solo a tratti si era manifestata nel giovane, diviene sempre più netta, decisa. Finalmente, dopo un lungo travaglio interiore, Neottolemo assume una posizione autonoma rispetto alla strategia da seguire: restituisce l’arco a Filottete e nello stesso tempo cerca di convincerlo a partire con lui, servendosi non più dell’astuzia ma della persuasione, facendo appello ad altri valori.
Nonostante l’intensità del dialogo e la vicinanza tra i due personaggi, Filottete rimane trincerato nel suo rifiuto: non sembra possibile alcuna soluzione, se non l’affermarsi vittorioso della volontà dell’eroe.
La sua irremovibilità di fronte ad ogni tentativo di convinzione sarà risolta nel finale dall’intervento ex machina di Eracle; i destini di Neottolemo e Filottete sono indissolubili, poiché soltanto insieme potranno espugnare la città, come Eracle sottolinea, rivolgendosi al figlio di Achille dopo aver vaticinato la guarigione di Filottete:“Né tu, senza di lui, hai la forza di conquistare Troia, né lui senza di te. Come due leoni cresciuti insieme, sostenetevi l’un l’altro”.
E adesso, insieme, salpano a conquistare Troia.
Cronologia: 409 a.C.