Novello Fidia di uno scalpello che semina colore come vento impetuoso che attraversa le colline e spettina il grano maturo, come pioggia che gronda dai tetti e scava solchi sui muri, tracciando gli intonaci, le pietre, i marmi più resistenti.

Umberto Passeretti è pianamente inserito nella poetica del post-moderno, nel viaggio di quella parte dell’arte contemporanea che non ha rinunziato ai pennelli, alle tele, alla materia luminosa del colore costruttivo. Il suo è uno straordinario recupero dei valori compositivi, degli equilibri formali, delle armonie tonali. La fonte d’ispirazione è l’antico nella declinazione della statuaria greca e romana. Marmi classici dai pepli solcati come colonne doriche, figure muliebri di forte intimità domestica, dee vittoriose e imponenti… scavano nel suo sogno creativo, provocando il getto veloce di una pennellata gestuale che scolpisce, crea masse, modella volumi.

Della Dea di Morgantina ha colto il volo, lo scatto veloce di Demetra che si muove in soccorso della figlia. Non è semplice nelle due dimensioni raccogliere in un unico scatto dinamico l’inquietudine espressiva, la drammaticità delle pieghe, la violenza dell’azione. Eppure Umberto Passeretti, attraverso l’assorbimento dell’immagine, ha colto il senso di quella corsa e modellando luce e materia ha restituito alla statua lo scatto tridimensionale che la spinge in avanti.

In altre citazioni del mondo classico ha preferito lasciare sul piano la serenità delle pieghe, le sfumature delicate di luce che vibrano nel passaggio dal pieno al vuoto. Nel suo procedere tutto è imprevedibile, anche la cromia di base. Essa muta davanti al caos dei sensi, davanti al turbamento dell’essere nel trovarsi a contatto con la bellezza del passato. Nelle sue creazioni pittoriche si può cogliere l’armonia di Fidia intrecciata al pathos moderno di matrice picassiana. Segni precisi, volumi compiuti e pennellate grasse, pastose, travolgenti che scavano come a dilaniare le carni, i tessuti, gli spazi.

D’altra parte su questo è basata la sensibilità post moderna, sulla rivisitazione del passato attraverso gli occhi e le passioni dell’uomo contemporaneo. Per tale ragione le sue citazioni classiche non sono repliche di un mondo già consegnato alla storia ma provocazioni tese a recuperare valori perduti, segni nobili coperti dall’indifferenza. L’umanità nuova, dopo la grande corsa delle avanguardie artistiche, ha bisogno di riconsiderare il passato e rimodulare il presente. Il tempo della distruzione, della dissacrazione, della celebrazione della morte… finisce oggi, nel nostro tempo, dentro quel mare di immondizie che ci circonda.  L’età nuova impone la rinascita dell’essere in tutte le sue espressioni culturali, politiche, ambientali. Senza tale revisione, senza il cambiamento di rotta, tutto è irrimediabilmente perduto.

Umberto Passeretti sembra guidarci in questa direzione di rinascita, davanti alla quale nessuno può tirarsi indietro. Il messaggio e l’invito sono ineludibili.

Paolo Giansiracusa

 

 

L’INDA, le mostre, i musei, la città

 

L’obiettivo delle manifestazioni collaterali alle tragedie e alla commedia messe in scena al Teatro greco, curate dall’INDA, è quello di preparare la città alle Feste Classiche. E ciò coinvolgendo, dal punto di vista espositivo, le maggiori istituzioni museali di Siracusa e Palazzolo Acreide.

Nelle sale del prestigioso Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa e nella cornice neoclassica di Palazzo Cappellani, a Palazzolo Acreide, abbiamo allestito una mostra di opere pittoriche del maestro Umberto Passeretti ispirate al mondo classico e in particolare alla statuaria greca e romana. L’artista, attraverso l’uso di una tecnica pittorica svelta e decisa, recuperata dalla gestualità creativa di Picasso, ha dipinto i pepli armoniosi della classicità, aggiungendo in alcuni casi i colori marcati, dalla saturazione piena, tipici della modernità. Il suo mondo post moderno mette insieme, con disinvoltura, la bellezza antica e l’espressione vivace della quotidianità.

Negli spazi storici della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo è stata invece incastonata una straordinaria mostra di ritratti eseguiti da Matteo Basilé. L’artista inizia il suo processo creativo partendo dall’immagine fotografica sulla quale deposita colori e segni, velature leggere e incrostazioni materiche. La stratificazione di materia non esclude effetti scultorei e intarsi geometrici. Ciò al fine di mettere insieme il mondo delle immagini visive con quello delle figure ideali che popolano il pensiero dell’artista.

Entrambi gli eventi hanno recuperato e rivitalizzato due percorsi museali che il pubblico delle tragedie deve scoprire e divulgare, con il fine ultimo di cogliere e testimoniare con pienezza lo spirito classico della città.

Paolo Giansiracusa

Umberto Passeretti

Il manifesto ufficiale della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa è affidato al dipinto Elena dell’artista Umberto Passeretti, pittore contemporaneo che si è formato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e che dal 1985 dialoga con la classicità romana e più in generale con la memoria dell’antico. Un presente antichissimo, scelto come claim per la Stagione della Fondazione Inda, è il concetto attorno al quale ruota gran parte della ricerca di Passeretti.

Nel solco della positiva sperimentazione avviata lo scorso anno, si rinnova la collaborazione tra la Fondazione Inda e Civita Cultura Holding che opera a livello regionale attraverso la propria Società Civita Sicilia, sia nell’ambito dei servizi di fruizione per il pubblico di importanti siti culturali pubblici e privati che in quello della produzione e organizzazione di grandi mostre. Fondazione Inda e Civita Sicilia organizzeranno insieme la mostra Umberto Passeretti. Demetramata che si svolgerà al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi e quella di Matteo Basilè alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo (anche quest’anno, inoltre, esibendo il biglietto degli spettacoli dell’Inda, si avrà diritto a un ingresso ridotto alla mostra Archimede a Siracusa in corso presso la Galleria Civica Montevergini e, viceversa, i visitatori della mostra avranno diritto al biglietto d’ingresso ridotto agli spettacoli).

La mostra di Passeretti, in programma dal 7 maggio al 15 settembre, si articola in 25 opere di grande formato con l’artista romano che dialoga da pittore contemporaneo con la memoria dell’antico. Le opere (dipinte per lo più ad olio ed acrilico su tavola ma talvolta anche su tela) fanno parte del ciclo Anatomia del panneggio e trovano nel Museo Archeologico Paolo Orsi una sede per così dire “naturale“ dialogando con i reperti del museo stesso e mettendo in scena l’idea coinvolgente di un classico dinamismo e in divenire. Sul piano cromatico nell’allestimento l’ascetico bianco e nero si alterna con una gamma di colori vitali ed attuali che portano in sé anche gli effetti dell’artificio tecnologico. In occasione della mostra l’artista ha reso omaggio alla Sicilia prendendo come soggetto di un suo quadro la “Venere di Morgantina”.

Nella ricerca di Passeretti e nella sua opera, mirabili reperti scultorei del passato si trasformano in pittura, con la chiara prevalenza di panneggi dalla materia mossa, palpitante di una vita che sembra ricominciare. Da sempre appassionato di antichità, Passeretti vive “in maniera immersiva, totalizzante la classicità romana, di cui si appropria non solo in senso iconografico ma anche etico”, come a suo tempo sottolineato da Federico Zeri che, analizzando la sua pittura, ne aveva evidenziato la “nostalgia di un’etica, di un costume, di una cultura”. Passeretti, come racconta Gabriele Simongini che ha curato l’esposizione ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, “ha vissuto e lavorato per diversi anni praticamente dentro Villa Adriana, sopra il Canopo.

Ha respirato, studiato, assorbito ogni giorno quelle memorie architettoniche e scultoree che si facevano tutt’uno con la sua vita quotidiana, arricchendola, aprendola a nuove riflessioni non ripiegate nostalgicamente sul passato ma legate alle inquietudini contemporanee. Così, in qualche modo, l’artista non si è semplicemente appropriato di un aspetto dell’antichità ma vi si è immedesimato intendendone la spinta propulsiva verso un’interiorità più profonda e consapevole ma sempre operante nel vivo dell’attualità”. Nelle opere di Passeretti – spiega ancora Simongini – “i mirabili reperti scultorei del passato si trasformano in pittura, con la chiara prevalenza di panneggi alla materia mossa, palpitante di una nuova vita che sembra quasi sul punto di cominciare. Ne viene fuori una sorta di teatro silenzioso e disteso in un arco temporale lunghissimo”. Passeretti “offre al nostro sguardo scultura antiche che promanano profonda energia, attualità e vitalità non di rado avvalendosi anche di una sorta di trasposizione quasi virtuale tramite colori che in sé portano anche gli effetti dell’artificio tecnologico, pur restando magistrali prove di pura pittura”.