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L’Arte pittorica, attraverso il tempo, ha subito mutamenti di tecniche e di stile, di linguaggi e di espressioni. Ciò che per gli antichi era l’immagine istantanea colta dalla sinopia, oggi è lo scatto fotografico maturato nella mente e poi fissato per sempre su un supporto sensibile. Non c’è differenza nel gesto creativo, anzi i procedimenti sono talmente vicini da far percepire la vicinanza di sensibilità parallele che, pur distanti nel tempo e differenti nella proiezione sociale, puntano allo stesso obiettivo. La similitudine che si rileva nel gesto narrativo o evocativo è talmente forte da far dimenticare la diversità del supporto, allora intonaco fresco, oggi lenzuolo di cellulosa ed altre fibre. Materiale povero se si vuole, né oro né argento, neppure smalti o trasparenti paste vitree, e ciò per dare forza e decisione al messaggio che, nel germoglio dell’arte, conta più di ogni altra componente.

Matteo Basilé è pienamente calato nella poetica del messaggio diretto, depurato da contaminazioni decorative, tendente a chiudere l’immagine in uno sguardo furtivo o in una citazione colta dei costumi del Mediterraneo e dell’Oriente. In una sintesi estrema, che lascia supporre studi e ricerche sui costumi di quei popoli del pianeta ancora non contaminati dalla globalizzazione, ritaglia figure sensuali, donne delle mille e una notte, guerriere orgogliose che trapassano con lo sguardo, incantano come sirene. Facendo ricorso alla velocità del pennello digitale aggiunge velature di colore, trasparenze rubate alle cromie primarie del blu, del rosso, del giallo. Il suo metodo consiste in una continua messa a fuoco degli elementi narrativi.

Il fondo monocromo scuro, ispirato alle tinte morbide dei grigi, chiude l’immagine e la spinge in avanti per mostrarla e donarla alla visione. Le sottolineature delle macchie colorate stringono ulteriormente come a cercare una zona di forza espressiva, quella dalla quale parte l’azione della struttura compositiva. Non c’è calcolo nel processo esecutivo, tutto fiorisce in maniera naturale, così come accade al canto libero di quell’arte che sgorga dall’intimo, dalle profondità dell’essere, dal luogo oscuro delle zolle terrose dove i semi attendono il primo tepore della Primavera per affacciarsi alla luce.

Il gesto digitale è come un guazzo colorato, è fatto senza ripensamenti. Tutto avviene perché è già dentro, tutto nasce perché è già fecondato. È così che il lungo film delle immagini raccolte, attraverso l’appassionata osservazione del mondo (nelle sue pieghe, nelle materie e le luci), d’un tratto si materializza. È il miracolo dell’arte, del lungo viaggio del pensiero che avvolgendosi di luce, impregnandosi di esistenza, genera sempre nuovi sogni, nuovi percorsi per il viaggio dell’anima.

Paolo Giansiracusa

L’INDA, le mostre, i musei, la città

L’obiettivo delle manifestazioni collaterali alle tragedie e alla commedia messe in scena al Teatro greco, curate dall’INDA, è quello di preparare la città alle Feste Classiche. E ciò coinvolgendo, dal punto di vista espositivo, le maggiori istituzioni museali di Siracusa e Palazzolo Acreide.

Nelle sale del prestigioso Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa e nella cornice neoclassica di Palazzo Cappellani, a Palazzolo Acreide, abbiamo allestito una mostra di opere pittoriche del maestro Umberto Passeretti ispirate al mondo classico e in particolare alla statuaria greca e romana. L’artista, attraverso l’uso di una tecnica pittorica svelta e decisa, recuperata dalla gestualità creativa di Picasso, ha dipinto i pepli armoniosi della classicità, aggiungendo in alcuni casi i colori marcati, dalla saturazione piena, tipici della modernità. Il suo mondo post moderno mette insieme, con disinvoltura, la bellezza antica e l’espressione vivace della quotidianità.

Negli spazi storici della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo è stata invece incastonata una straordinaria mostra di ritratti eseguiti da Matteo Basilé. L’artista inizia il suo processo creativo partendo dall’immagine fotografica sulla quale deposita colori e segni, velature leggere e incrostazioni materiche. La stratificazione di materia non esclude effetti scultorei e intarsi geometrici. Ciò al fine di mettere insieme il mondo delle immagini visive con quello delle figure ideali che popolano il pensiero dell’artista.

Entrambi gli eventi hanno recuperato e rivitalizzato due percorsi museali che il pubblico delle tragedie deve scoprire e divulgare, con il fine ultimo di cogliere e testimoniare con pienezza lo spirito classico della città.

Paolo Giansiracusa

Matteo Basilé

Gli scatti dell’artista Matteo Basilé sono al centro delle tre immagini che la Fondazione Inda ha scelto per ciascuna delle tre produzioni della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa: Elena, Le Troiane Lisistrata. La Fondazione Inda e Civita Cultura Holding che opera a livello regionale attraverso la propria Società Civita Sicilia, presenteranno un’esposizione dedicata all’artista romano che sarà allestita alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo dall’8 maggio al 15 settembre.

Mater è il titolo del progetto che Matteo Basilé ha pensato per la sua mostra all’interno del Palazzo Bellomo di Siracusa. Il progetto fotografico/installativo che ruota all’interno della ricerca dell’artista nel mondo femminile sarà una selezione di opere dei cicli Thishumanity del 2010, Unseen del 2014, Pietrasanta del 2016 e del recente lavoro Flora Magnifica del 2018. Un’epopea al femminile che raccoglie storie e identità di donne pronte alla lotta per l’indipendenza e la propria affermazione. Una sorta di ‘Ratto delle Sabine’ al contrario, dove le protagoniste, anziché essere rapite, combattono tra loro per svelare e salvare la propria identità di Mater eterne tra bellezza e mostruosità.

Venticinque opere fotografiche che dialogheranno con le straordinarie opere conservate all’interno di Palazzo Bellomo, porteranno lo spettatore ad un percorso senza tempo dove il racconto contemporaneo incontrerà la storia di una civiltà nata da una sola grande Mater. Basilé possiede la straordinaria capacità di conciliare idee opposte come il bello e il grottesco, reale e surreale, naturale e artificiale. Esplorando le nature dell’essere umano, l’artista sviluppa il suo racconto dividendo il suo lavoro in capitoli: The Saints are Coming, Thisoriented, Thishumanity, Landing, Unseen, Pietra Santa, Viaggio al centro della terraStardust: una serie di passaggi indipendenti in cui l’artista negozia la sua percezione dell’esistenza. La ricerca di Basilé è un’interfaccia tra Oriente e Occidente, una dialettica interposta che opera come una collisione situata tra tradizione e modernità, tra sacro e profano.

Il glossario di Basilé si basa non solo sui segni e valori senza tempo e multiculturali, ma comprende visivamente un linguaggio totalitario in cui il sogno non è più il soggetto della foto, ma incarna una narrazione del tutto riconoscibile, senza limiti. I suoi (anti eroi) ritratti minuziosi ci rimandano alla storia classica, ma contemporaneamente trasmettono lo spirito del nostro tempo. Formalmente, Basilé cancella l’antagonismo tra l’immaginario e il reale, innescando un complesso sistema di porte scorrevoli emozionali.

Al contrario di The Sleep of Reason Produces Monsters di Goya, qui sogno e ragione convergono in un’epifania, dove l’unico e il molteplice sono componenti binomio alla comunione del sensoriale e razionale – la poetica di Matteo Basilé è un universo iconografico, è il frutto della combinazione tra manierismo tecnologico e surrealismo pittorico. I viaggi onirici dell’artista alla fine ci guidano verso diversi piani di comprensione, sia sensoriali che intellettuali, dove ci rendiamo improvvisamente conto di questi aspetti della realtà, che di solito sono nascosti all’interno del nostro io interiore; pertanto, la sua profonda indagine del Sé, l’Altro e l’Altrove finalmente corrisponde alla sua personale esperienza di vita al di fuori del suo ambiente originario, affrontando allo stesso tempo il senso dell’esistenza e nel contesto delle dinamiche confusione inerenti al processo di globalizzazione.