Il Centro Studi INDA: Convegni e seminari
Mito e attualitą nella tragedia greca
di Gianfranco Nuzzo
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| Troiane, un momento dello spettacolo del 2006 |
Il pubblico che quest’anno si è recato ad assistere agli spettacoli classici allestiti al teatro greco di Siracusa, anche se non da ora abituato alle originali trovate dei registi, non può non avere avuto un attimo di trasalimento quando, ancora prima che iniziasse la rappresentazione delle Troiane di Euripide, ha gettato uno sguardo sulla scena; e non perché essa, com’era prevedibile, fosse costituita dalle rovine fumanti di Troia, ma perché tra quelle rovine si innalzavano, visibilmente sugli altri edifici abbattuti dalla furia dei Greci, gli scheletri di due alte torri incenerite. Era proprio l’effetto che Mario Gas, cui era stata affidata la regia del dramma, si riproponeva di ottenere: far scattare nello spettatore un meccanismo di dejà-vu che lo inducesse quasi meccanicamente a sovrapporre quella immagine scenica a un'altra, terribimente reale, che tutti noi abbiamo visto e rivisto diecine di volte, trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo: quella delle Twin Towers newyorchesi prima trafitte dagli aerei dei terroristi arabi e poi crollate come un castello di carta: la rovina del regno di Priamo come quella che, nella mente fanatica di chi aveva ideato l’azione terroristica, doveva essere la simbolica caduta dell’impero statunitense. Ecco come un regista moderno ha reinterpretato un topos antico, presente nei versi di tanti poeti greci e latini: quello dell’ascesa e del crollo, altrettanto fatali, delle «prospere città» e dei «sovrani» di cui parla Catullo (51, 15 s.: Otium et reges prius et beatas / perdidit urbes). L’otium che ne provoca la tragica fine può essere identificato con la lussuria di un tombeur de femmes come Paride, ma anche dalla luxuria dei suoi abitanti, e uso di proposito un termine latino che potrebbe modernamente rendersi con “sfrenato consumismo”, soprattutto se riferito all’american way of life, o almeno a quella che il fanatismo islamico identifica come simbolo del corrotto mondo occidentale.
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