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	<title>INDA &#124; Istituto Nazionale Dramma Antico &#124; Fondazione ONLUS &#124; Siracusa &#187; La Stampa</title>
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	<description>Spettacoli classici e attività culturali</description>
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		<title>&#8220;Andromaca&#8221; vittima degli dei e delle sue manie</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 09:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a una compagnia di attori di classe - Laura Marinoni, Mariano Rigillo, Giacinto Palmarini e altri tra cui non sfigura la giovane Roberta Caronia come la spiritata Ermione, il regista Luca De Fusco avvalora la fabula senza trascurarne la parte visiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a una compagnia di attori di classe &#8211; Laura Marinoni, Mariano Rigillo, Giacinto Palmarini e altri tra cui non sfigura la giovane Roberta Caronia come la spiritata Ermione, il regista Luca De Fusco avvalora la fabula senza trascurarne la parte visiva nel sobrio, suggestivo impianto scenografico di Maurizio Balò, elementi architettonici come isole sopra un lago ghiacciato.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2011/07/la-stampa-29.05.pdf">Leggi L&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Filottete avvince le folle come 24 secoli fa</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 10:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Assai felicemente L&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico non propone quest&#8217;anno l&#8217;ennesima rivisitazione di tragedie tra le più gettonate, magari attualizzandole per rinfrescare la routine (Edipo Re con ombrellli e bombette), besì due testii tra quelli eseguiti di rado &#8211; di rado perché considerati in quelche modo difficili. Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Assai felicemente L&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico non propone quest&#8217;anno l&#8217;ennesima rivisitazione di tragedie tra le più gettonate, magari attualizzandole per rinfrescare la routine (<em>Edipo Re</em> con ombrellli e bombette), besì due testii tra quelli eseguiti di rado &#8211; di rado perché considerati in quelche modo difficili.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2011/05/la-stampa-15-magggio.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Magnifico Aiace. Oscura Fedra</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 09:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Viva i registi che credono nei testi e mettono in prima linea l'obiettivo di farli recepire! E viva l'energia con cui gli ottimi interpreti, specie Giacinto Palamarini come Teucro, porgono la limpida traduzione di Guido Paduano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Odisseo (&#8230;.) convince gli Atridi dell&#8217;opportunità di una conciliazione: non bisogna spingere l&#8217;odio fino a calpestare la giustizia. A Siracusa proprio questo episodio da taluni considerato superfluo esalta la capacità così sofoclea di vedere tutti i lati della questione, fino al sublime finale in cui Teucro nega al pur benemerito Odisseo di partecipare alle esequie. Viva i registi che credono nei testi e mettono in prima linea l&#8217;obiettivo di farli recepire! E viva l&#8217;energia con cui gli ottimi interpreti, specie Giacinto Palamarini come Teucro, porgono la limpida traduzione di Guido Paduano. Se dopo due ore il pubblico ha ancora le orecchie  bene aperte si deve beninteso anche al brio con cui l&#8217;allestimento è stato movimentato, dall&#8217;arrivo attraverso una palude degli stanchi guerrieri di Aiace con corazze e scudi bruniti disegnati dalla costumista Silvia Aymonino e vari colpi di scena&#8230;</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2010/05/la-stampa-16-maggio.pdf">Articolo completo</a></p>
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		<title>Albertazzi e la Pozzi. Che tragedia essere bravi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 11:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre ad essere entrambi di ottima qualità, i due nuovi allestimenti presentati a Siracusa &#8211; Medea di Euripide ed Edipo a Colono di Sofocle &#8211; hanno parecchi elementi in comune, a partire dall&#8217;impianto scenico di Massimiliano e Doriana Fuksas, una vasta pedana circolare di cono concavo di lucido metallo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre ad essere entrambi di ottima qualità, i due nuovi allestimenti presentati a Siracusa &#8211; Medea di Euripide ed Edipo a Colono di Sofocle &#8211; hanno parecchi elementi in comune, a partire dall&#8217;impianto scenico di Massimiliano e Doriana Fuksas, una vasta pedana circolare di cono concavo di lucido metallo&#8230;</p>
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		<title>Se la mafia ha paura del teatro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per non lasciare il principio legalitario nella sfera delle astrazioni, anzi per renderlo visibile agli occhi della comunit&#224;, l'istituto siracusano ha fornito produzioni di antiche statue di gesso a tutti i commercianti che hanno dichiarato di  non pagare il pizzo. Queste statue, in effetti, hanno ornato il percorso verso il parco archeologico e verso il Teatro greco. Un bel segnale. Oltretutto, si univa alla lettura della frase con cui, al termine delle <em>Eumenidi</em>, un personaggio pubblico ribadiva la nuova alleanza tra comunit&#224; e legalit&#224;. Il primo lettore, il pi&#249; autorevole e implicato, &#232; stato il procuratore antimafia Pietro Grasso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e il regista Pietro Carriglio presentano in questi giorni, nella cavea bianco-sale del Teatro Greco, l&#8217; <em>Orestiade </em>di Eschilo. Si tratta di un imponente sforzo produttivo, registico e attoriale, che nelle intenzioni va molto al di l&#224; dello spettacolo.<br />
L&#8217;unica trilogia pervenutaci dall&#8217;antichit&#224; &#232; tornata a Siracusa dopo cinquant&#8217;anni per sostenere e amplificare la pulsione legalitaria che in Sicilia cerca di farsi strada con comprensibile fatica.<br />
Questa &#232; l&#8217; <em>Orestiade </em>contro il pizzo e contro il malaffare. Viene proposta senza forzare i termini, poich&#233; proprio Eschilo, a conclusione della trilogia, nelle <em>Eumenidi </em>, sancisce con le parole di Atena il passaggio dalla barbarie della vendetta privata alla civilt&#224; della giustizia pubblica con la nascita del primo tribunale della storia. </p>
<p>Per non lasciare il principio legalitario nella sfera delle astrazioni, anzi per renderlo visibile agli occhi della comunit&#224;, l&#8217;istituto siracusano ha fornito produzioni di antiche statue di gesso a tutti i commercianti che hanno dichiarato di non pagare il pizzo. Queste statue, in effetti, hanno ornato il percorso verso il parco archeologico e verso il Teatro greco. Un bel segnale. Oltretutto, si univa alla lettura della frase con cui, al termine delle <em>Eumenidi </em>, un personaggio pubblico ribadiva la nuova alleanza tra comunit&#224; e legalit&#224;. Il primo lettore, il pi&#249; autorevole e implicato, &#232; stato il procuratore antimafia Pietro Grasso. </p>
<p>Purtroppo esiste il diavolo. Un mattino le statue di gesso, le statue della nuova legalit&#224;, sono state trovate decapitate. Un indizio mafioso, pare, che rivela una strettissima parentela con un episodio accaduto ad Atene nel 416 a .C., quando la flotta ateniese si accingeva a salpare verso la conquista di Siracusa. Quella notte un gruppo di aristocratici decapit&#242; le Erme (i busti del dio Hermes) sparse per la citt&#224;. Era una profanazione, un gesto malaugurante e un avvertimento, che mirava ad abbattere il regime democratico. Anche adesso un&#8217;entit&#224; occulta ha avvertito e minacciato. Ma possibile che fra le sue file abbia persone cos&#236; colte, cos&#236; storicamente agguerrite, da ripetere dopo duemila e cinquecento anni un gesto che decret&#242; la morte della democrazia ateniese?</p>
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		<title>Com&#8217;&#232; eclettico l&#8217;Eschilo stile EUR</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Carriglio dirige un sontuoso allestimento nella pregevole ancorch&#233; alleggerita traduzione di Pasolini e in due serate, con gran colpo d'occhio della sua scenografia tra Piacentini e De Chirico. (...) Clitennestra &#232; macellata in scena, come in un dramma elisabettiano. Luca Lazzareschi, tutto in nero come Amleto, altro vindice di padre assassinato, sfoggia una concentrazione ammirevole. Successo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;unica trilogia greca pervenutaci completa celebra il passaggio dall&#8217;et&#224; del sangue e della barbarie a quella della societ&#224; e del diritto. In <em>Agamemone</em> il sovrano, reduce dalla guerra di Troia, &#232; trucidato dalla moglie che non gli perdona il sacrificio della figlia Ifigenia. Nelle <em>Coefore</em>, suo figlio Oreste torna dopo una lunga assenza e uccide senza esitazione sia la madre, per vendicare il padre, sia il di lei amante, usurpatore del regno di Argo. Nelle <em>Eumenidi</em>, le Erinni perseguitano il matricida, il quale ripara nella citt&#224; sacra a Pallade Atena, dove la dea dichiara finita l&#8217;epoca della vendetta e istituisce il primo tribunale, l&#8217;Areopago. Oreste &#232; assolto, e le Erinni diventano Eumenidi, benevole protettrici di quel luogo illuminato.<br />
Questo il senso della rielaborazione del mito secondo molti, compreso Pietro Carriglio che ne dirige un sontuoso allestimento nella pregevole ancorch&#233; alleggerita traduzione di Pasolini e in due serate, con gran colpo d&#8217;occhio della sua scenografia tra Piacentini e De Chirico, pavimento e cavea semicircolare di marmo bianco davanti a una esibizione di facciata con finestre vuote tipo E42 e a una candida torre rotonda con gradini esterni a spirale. Culmine della vicenda, la proclamazione della nuova et&#224; del giure, affidata ogni sera a una diversa autorit&#224; presente nel pubblico, che legge una dichiarazione. Il testo, per&#242;, sembra pi&#249; ambiguo di cos&#236;. Sostenuta dall&#8217;altro protettore di Oreste, Apollo, Atena argomenta che il vero delitto imperdonabile &#232; quando si ammazza il padre, non la madre: il genitore &#232; l&#8217;uomo, la donna si limita a fornire ospitalit&#224;. Dobbiamo credere che Eschilo lo pensasse davvero? Si &#232; tentati di sospettare che stesse invece sabotando, come Shakespeare dopo di lui, quel che ostenta di affermare, aprendo la strada al dichiarato ridimensionatore dell&#8217;autorit&#224; degli d&#232;i, leggi il &#171;cinico&#187; Euripide.<br />
Questo motivo di riflessione arriva con la conclusione dello spettacolo, dopo che ne sono stati sollevati molti altri, forse persino troppi. L&#8217;impianto scenografico coniuga classicismo e sua rivisitazione moderrnoide, i costumi mescolano elementi antichi e attuali &#8211; manti e diademi, ma anche pantaloni, scarponi e almeno una coppola; allo stesso modo le situazioni sgranandosi toccano tanti temi, tra cui il potere, l&#8217;ambizione, la non-partecipaz&#236;one dei diseredati (che ripetono formule attonite, come il coro <em>dell&#8217;Assassinio della cattedrale)</em>, la sensualit&#224;, il Male (ottima coreografia alla Pina Bausch delle Erinni). Non dunque, malgrado l&#8217;assunto, una visione lineare dei tre testi, ma, forse pi&#249; in carattere coi nostri tempi confusi, un eclettismo sottolineato dalle eleganti musiche del mio cuginetto Matteo d&#8217;Amico, cantate dai cori e suonate da ottoni, violoncelli, fisarmonica. L&#8217;arrivo di Atena, una superba Elisabetta Pozzi in tenuta rinascimenta&#172;le, per esempio; &#232; salutato da una melodia barocca. Clitennestra &#232; macellata in scena, come in un dramma elisabett&#236;ano. E i vari monologhi o dialoghi a due diventano numeri per attori omologati dal microfono. Spiccano Giulio Brogj (Agamennone), Maurizio Donadoni (un messo), Stefano Santospago (capocoro), la giovane Ilaria Genatiempo (Cassandra). Luciano Roman gigioneggia vuoi come guardiano, vuoi come Egisto; Galatea Ranzi &#232; un&#8217;algida regina e una Elettra poco convinta; Luca Lazzareschi, tutto in nero come Amleto, altro vindice di padre assassinato, sfoggia una concentrazione ammirevole. Successo.</p>
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		<title>Povero Ercole i guai feriscono anche gli eroi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2007 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tragedie nell'opinione di Masolino D'Amico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p >[...] <i >Trachinie</i>, diretta da Walter Pagliaro in costumi modernoidi ma poco appariscenti e pertanto efficaci di Giovanni Carluccio autore anche della scabra scenografia soffre rispetto a Eracle di una maggiore indisponibilit&#224; del regista a restringere i tempi [...]</p>
<p >Non si cancella tuttavia il ricordo di alcune evoluzioni ben condotte, dell&#8217;intensit&#224; di Micaela Esdra come Deianira e dell&#8217;autorevolezza di Luca Lazzareschi come l&#8217;infido, imbarazzato relatore Lica. Lazzareschi &#232; una colonna anche di <i >Eracle</i>, dove si esibisce in un altro racconto di calamit&#224; ma con microfono facciale e sonorit&#224; tonanti, mentre in <i >Trachinie</i> l&#8217;amplificazione &#232; pi&#249; discreta ( e preferibile per questo cronista).</p>
<p >Tuttavia <i >Eracle</i>, regia di Luca<span >&#160; </span>De Fusco che ne limita la durata a 105 min., ottiene un vero trionfo con ovazioni da stadio. Gran merito a Ugo Pagliai, che come Anfitrione imposta la storia consegnando la sua tirata angosciata con una dignit&#224; cos&#236; misurata da imporre una attenzione che dopo non si allenta pi&#249;.</p>
<p >Certo, qui c&#8217;&#232; pi&#249; &#8220;spettacolo&#8221;, scenografia in lam&#233; oro e rame di Antonio Fiorentino, musiche accese di Antonio Di Pofi, danze anche sexy con la aitante Marianella Bargilli come follia; ma le trovate sono funzionali, vedi quella, magistrale, di fare emergere dall&#8217;oltretomba l&#8217;Eracle di Sebastiano Lo Monaco non da atleta euforico ma strisciando semisoffocato, come il naufrago di una spedizione maledetta. Anche qui ci sono prestazioni notevoli, e ai menzionati bisogna aggiungere almeno Giovanna Di Rauso come la trepidante moglie del reduce.</p>
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