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	<title>INDA &#124; Istituto Nazionale Dramma Antico &#124; Fondazione ONLUS &#124; Siracusa &#187; La Repubblica</title>
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	<description>Spettacoli classici e attività culturali</description>
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		<title>Tradimenti tragici</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 09:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’opera cui Edoardo Sanguineti sta lavorando in questi mesi è la traduzione dell’Ippolito di Euripide (…). Questa versione nasce per committenza dell’INDA di Siracusa e andrà in scena a partire dall’8 maggio perla regia di Massimo Castri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ippolito come nuovo in una infinità di virgole</em></strong></p>
<p><strong><em>di Margherita Rubino<br />
</em></strong></p>
<p>L’opera cui Edoardo Sanguineti sta lavorando in questi mesi è la traduzione dell’Ippolito di Euripide (…). Nasce come una traduzione e, per la sua unicità, va a costituire un’opera a se stante, vero e proprio paradosso se si guarda alle intenzioni e al metodo di  lavoro di Sanguineti. Fedele al testo delle “Belles Lettres”, il poeta opera un vero e proprio calco dal Greco. Conserva l’ordine delle parole di Euripide, colloca una infinità di virgole, le soluzioni sono “a calco” quanto più possibile, in uno sforzo ostinato di prossimità.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2009/11/sanguineti.pdf">Articolo completo</a></p>
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		<title>Albertazzi, un Edipo di grande carisma</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 11:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Edipo cieco di Giorgio Albertazzi ha il carisma dei grandi, di un Minetti, e il coro con maschere di lattice è gente comune, e le Eumenidi sono incubi&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Edipo cieco di Giorgio Albertazzi ha il carisma dei grandi, di un Minetti, e il coro con maschere di lattice è gente comune, e le Eumenidi sono incubi&#8230;</p>
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		<title>Edipo e Medea nello specchio di Fuksas Albertazzi: “Io, re cieco senza paura di morire”</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 06:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un trapezio di metallo e poco distante una montagna di sale, una lama concava e riflettente che accoglie come un orizzonte comune il nuovo ciclo di rappresentazioni classiche di Siracusa. Lo spazio scenico delle tragedie dell’Inda, “Medea” ed “Edipo a Colono” pronte al debutto domani alle 18,45, è un segno artistico firmato dagli architetti Massimiliano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un trapezio di metallo e poco distante una montagna di sale, una lama concava e riflettente che accoglie come un orizzonte comune il nuovo ciclo di rappresentazioni classiche di Siracusa. Lo spazio scenico delle tragedie dell’Inda, “Medea” ed “Edipo a Colono” pronte al debutto domani alle 18,45, è un segno artistico firmato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: specchio interiore del paesaggio circostante, ma anche forma di catarsi e invito alla riflessione che oggi come 2500 anni fa viene dalla lezione dei classici. Domani debutta “Medea” di Euripide secondo la regia di Krzisztof  Zanussi con Elisabetta Pozzi nel ruolo della protagonista, domenica tocca a “Edipo a Colono” di Sofocle con Giorgio Albertazzi nel ruolo del vecchio re di Tebe e la regia di Daniele Salvo. E poi si andrà avanti fino al 21 giugno, ogni giorno eccetto il lunedì.<br />
Sembra una coincidenza ma tanto Giorgio Albertazzi che Elisabetta Pozzi sono al loro debutto come protagonisti di queste tragedie. E ognuno vive in modo molto particolare l’orizzonte scenico creato dai Fuksas. «Davvero questo teatro dà corpo ed enfatiche<br />
il pubblico, paradossalmente, riesce a comprendere, proprio facendosi trasportare dall’empatia, da questa forma di “compatire, patire insieme».</p>
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		<title>Siracusa sfida il passato allestendo l&#8217;Orestea</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[SAR&#192; una delle edizioni pi&#249; coraggiose degli ultimi decenni quella che l'Istituto nazionale del dramma antico, per il ciclo 2008 delle rappresentazioni classiche di Siracusa, propone dall'8 maggio al 22 giugno al Teatro greco. Coraggiosa perch&#233; riproporr&#224;, a distanza di 48 anni, l'Orestiade di Eschilo la trilogia formata da "Agamennone", "Coefore" ed "Eumenidi" tradotta nel 1960 da Pier Paolo Pasolini su commissione di Vittorio Gassman che ne cur&#242; la regia assieme a Luciano Lucignani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAR&#192; una delle edizioni pi&#249; coraggiose degli ultimi decenni quella che l&#8217;Istituto nazionale del dramma antico, per il ciclo 2008 delle rappresentazioni classiche di Siracusa, propone dall&#8217;8 maggio al 22 giugno al Teatro greco. Coraggiosa perch&#233; riproporr&#224;, a distanza di 48 anni, l&#8217;Orestiade di Eschilo la trilogia formata da &#8220;Agamennone&#8221;, &#8220;Coefore&#8221; ed &#8220;Eumenidi&#8221; tradotta nel 1960 da Pier Paolo Pasolini su commissione di Vittorio Gassman che ne cur&#242; la regia assieme a Luciano Lucignani. Un&#8217;edizione, quella, che suscit&#242; non poche polemiche sia perch&#233; a tradurre l&#8217;opera non fu chiamato un grecista di chiara fama ma un poeta trasgressivo come l&#8217;autore di &#8220;Ragazzi di vita&#8221;, sia perch&#233; la regia di Gassman fu considerata una drastica rottura con gli schemi del passato che scandalizz&#242; non poco i cultori della tradi-zione.<br />
Dopo quasi mezzo secolo, a dirigere la trilogia eschilea &#232; stato chiamato uno dei personaggi pi&#249; autorevoli del teatro, quel Pietro Carriglio che, da fondatore e direttore del Biondo Stabile di Palermo, ha dato un contributo importante per fare conoscere ed apprezzare la cultura di casa nostra nell&#8217;ambito nazionale ed europeo. &#171;Abbiamo affidato la regia a Carriglio &#8211; afferma il presidente dell&#8217;Inda, Giambattista Bufardeci &#8211; perch&#233; questo consiglio di amministrazione vuole chiudere il suo mandato in bellezza. Basti pensare al grande successo registrato nelle ultime edizioni: 120mila spettatori nel 2007&#187;.<br />
Il regista trapanese &#8211; che in questa occasione curer&#224; anche la scenograf&#236;a e i costumi &#8211; non si scompone pi&#249; di tanto: &#171;L&#8217;Orestiade deve nascere da una sintonia fra gli attori e il pubblico. Insieme dovranno essere i motori della scena&#187;. Il cast sar&#224; formato da Galatea Ranzi (che sar&#224; Clitennestra ed Elettra), Giulio Brogi (Agamennone), Luca Lazzareschi (Oreste) e Stefano Santospago (Egisto), mentre sono in corso i provini con centinaia di gio&#172;vani attrici pro&#172;venienti da tutta Italia per affidare le parti di Cassandra e Atena. &#171;Un esperimento che dal 2006 &#8211; afferma il Sovrintendente dell&#8217;Inda, Fer-nando Balestra- d&#224; ottimi risultati&#187;.<br />
E la scenografia? Bufardeci la definisce &#171;straordinaria&#187;. Carriglio molto pi&#249; modesta&#172;mente dice: &#171;&#200; stata pensata per rispettare gli spazi&#187;. Un ritorno al passato ma con un occhio alla modernit&#224;, alla poesia e al simbolismo. Non solo per la riproposizione &#171;rivoluzionaria&#187; del duo Pasolini &#8211; Gassman, ma perch&#233; nel 1914 il ciclo di rappresentazioni classiche venne inaugurato proprio con l&#8217;Agamennone, un&#8217;opera che fa parte di questa trilogia. Poi un auspicio: &#171;II mio sogno-prosegue Carriglio &#8211; &#232; che un giorno i programmi dei teatri pi&#249; importanti della Sicilia (il Massimo e il Biondo diPalermo, il Bellini e lo Stabile di Catania, assieme alle tragedie classiche di Siracusa) possano essere contenute in un unico, grande cartellone di respiro mondiale&#187;.</p>
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		<title>Malattia e morte di Eracle una tragedia quasi moderna</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2007 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Walter Pagliaro, teatrante rigoroso, gioca la carta del caso clinico ancestrale, e in una scena di rocce (di Giovanni Carluccio) che ricorda gli storici scenografi Cambellotti e Appia [...] plasma una Deianira alienata in "desertboots" cui Micaela Esdra d&#224; vitrea fissit&#224;, interlocutrice di portavoci barboni (Massimo Reale) o lacch&#232; esotici (Luca Lazzareschi). All' Eracle imputridito Paolo Graziosi infonde una gran rabbia terminale da malato di Hiv]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p >
<personname w:>La Tragedia</personname> pi&#249; raccontata e meno animata di Sofocle, <i >Trachinie</i>, ha posto problemi al Teatro greco di Siracusa fin dal 1933, e nella versione che vedemmo nel 1980 Cobelli rimedi&#242; avvalendosi d&#8217;una scena, d&#8217;una Moriconi e d&#8217;uno Schirinzi vulcanici e stregati. Il perno &#232; Deianira in attesa da oltre un anno del consorte giramondo Eracle, moglie &#8220;ospitale&#8221; con una principessa schiava che (le riferiscono) &#232; l&#8217;ultima fiamma dell&#8217;eroe, pronta a spedire a lui una tunica imbevuta d&#8217;un filtro d&#8217;amore d&#8217;un centauro che si rivela dono mortale per il semi-dio, e allora lei si suicida mentre Eracle &#232; introdotto in casa ustionato e moribondo, e dopo un inaudito sfogo obbliga il figlio a disporgli l&#8217; eutanasia su un rogo e a impalmare l&#8217;amante prigioniera. Walter Pagliaro, teatrante rigoroso, gioca la carta del caso clinico ancestrale, e in una scena di rocce (di Giovanni Carluccio) che ricorda gli storici scenografi Cambellotti e Appia, con al centro un letto d&#8217;altri tempi, usando un coro femminile di ragazze in nero (che paiono uscite da Verga e mormorano anche in uno indistinto dialetto siciliano), plasma una Deianira alienata in &#8220;desertboots&#8221; cui Micaela Esdra d&#224; vitrea fissit&#224;, interlocutrice di portavoci barboni (Massimo Reale) o lacch&#232; esotici (Luca Lazzareschi). All&#8217; Eracle imputridito Paolo Graziosi infonde una gran rabbia terminale da malato di Hiv.<br />
Due secoli e mezzo fa divampano passioni, suicidi e piaghe, lo spazio emette suoni oscuri (musiche di Arturo Annecchino), e gli d&#232;i stanno a guardare, come dice il suo erede.</p>
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