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	<title>INDA &#124; Istituto Nazionale Dramma Antico &#124; Fondazione ONLUS &#124; Siracusa &#187; L&#8217;unità</title>
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	<description>Spettacoli classici e attività culturali</description>
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		<title>Sangue, madri e potere. Tragedia greca a misura d&#8217;oggi.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'unità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni singola tragedia di questa trilogia si sviluppa nello spettacolo se&#172;condo segni teatrali propri: la maestosit&#224; barbarica di Agamennone; la cruda violenza delle Coefore; la difficile affermazione di una nuova legge nelle Eumenidi. A fare da ideale filo rosso fra un momento e l'altro ci sono gli attori a cominciare dal coro maschile guidato da un saggio e ragionatore Stefano Santospago e da quello femminile con una sensitiva Cristina Spina.Tre spettacoli in una sola serata, tre tragedie che sono un monumento del teatro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va in scena nel magico «catino» del Teatro Greco di Siracusa la trilogia di Eschilo <em>(Agamennone, Coefore, Eu</em><em>menidi), </em>cioè l&#8217;<em>Orestiade </em>nella traduzione creativa e affascinante di Pier Paolo Pasolini presentata per la prima volta nel 1960 con Vittorio Gassman, e subito ci si rende conto di quanto sia difficile &#8211; sempre e ovunque &#8211; l&#8217;affermarsi della democrazia ma anche di come porti con sé, pur fra violenze e prevaricazioni, la nascita di una società nuova più giusta e moderna. E ci mostra, attraverso delitti atroci come il matricidio, il necessario (per Eschilo) passaggio da una società matriarcale a una patriarcale. Del resto la giustificazione che Atena e Apollo sostengono è che è il solo seme dell&#8217;uomo a gene rare i figli mentre la donna ne è esclusivamente la portatrice e che proprio per questo chi uccide il capo della famiglia &#8211; come fa Clitennestra con l&#8217;aiuto del suo amante Egisto, sgozzando Agamennone che torna vittorioso da Troia &#8211; manda la casa in rovina perché è l&#8217;uomo e so lo lui la colonna su cui essa si basa. Quel che succede dopo &#8211; matricidio, &#8216;inseguimento del figlio Oreste da parte delle Erinni vendicatrici della madre &#8211; ne è la conseguenza: bisognerà aspettare che un tribunale giudichi se assolvere o no Oreste per arrivare alla conclusione della storia e all&#8217;affermazione di un potere forte e condiviso. E maschile, ovviamente. Bisognerà aspettare l&#8217;inquietudine di Euripide perché la granitica certezza di Eschilo nella bontà delle leggi di Atene mostri le sue crepe. Eppure sempre e comunque questa affascinante trilogia ci cattura nei labirinti delle sue domande senza risposta, nella vertigine di un pensiero e di una poesia che la traduzione di Pasolini (che a questi temi si ispirò nel suo teatro) ci trasmette attraverso un&#8217;inquietudine del contemporaneo che non ne misconosce ma anzi ne esalta la poeticità.<br />
Per la sua quarantaquattresima edizione di rappresentazioni classiche Siracusa ha affidato la regia dell&#8217;<em>Orestiade</em> a Pietro Carriglio: il direttore del Teatro Biondo di Palermo ne ha curato anche le scene e i costumi raccogliendo un formidabile gruppo di attori di diverse generazioni che si confrontano nella bellissima scena &#8211; un anfiteatro a gradoni chiuso al fondo da una grande costruzione con finestre e scale e un cilindro che svetta verso il cielo &#8211; che, di volta in volta, si trasforma nel luogo delle apparizioni e dei vaticini, delle uccisioni e dei giuramenti, della paura e dell&#8217;orgoglio.<br />
Qui, con forte impatto spettacolare e poetico insieme, appaiono d&#8217;improvviso i carrelli che trascinano i corpi degli uccisi proprio come succedeva nelle rappresentazioni ateniesi mentre la semplice tomba del padre Agamennone si trasforma per Oreste e la sorella Elettra nello struggente luogo del riscatto.<br />
La limpida misura della regia di Carriglio va di pari passo con la consapevolezza di<br />
trovarsi di fronte a qualcosa che può riguardarci da vicino: è una fiducia che spinge il regista a porre come sigillo di questa <em>Orestiade </em>una riflessione (te lo ha raccontato su queste pagine in anteprima nella sua presentazione Adele Cambria) del grecista inglese George Thomson &#8211; «il regno della legge è iniziato&#8230;» letta dal Procuratore generale antimafia Piero Grasso, illuminato da un riflettore, in mezzo al pubblico che suona come una speranza ineludibile e di cui si incominciano a vedere i frutti in questa terra di Sicilia.<br />
Ogni singola tragedia di questa trilogia si sviluppa nello spettacolo se­condo segni teatrali propri: la maestosità barbarica di <em>Agamennone; </em>la cruda violenza delle <em>Coefore; </em>la difficile affermazione di una nuova legge nelle <em>Eumenidi. </em>A fare da ideale filo rosso fra un momento e l&#8217;altro ci sono gli attori a cominciare dal coro maschile guidato da un saggio e ragionatore Stefano Santospago e da quello femminile con una sensitiva Cristina Spina. Sostenuti dalla musica composta da Matteo D&#8217;Amico ed eseguita dal vivo dal Palermo Art Ensemble, dalle coreografìe di Leda Lojodice e scandito dalle plastiche luci di Gigi Saccomandi, risalta la straordinaria duttilità e profondità di Galatea Ranzi che è Clitennestra ed Elettra, la volitiva, insinuante Atena di Elisabetta Pozzi, la bravura di Luca Lazzareschi nel difficile ruolo di Oreste, l&#8217;Apollo tessitore di Maurizio Donadoni, l&#8217;Egisto mellifluo di Luciano Roman, la follia improvvida della Cassandra di Ilaria Genatiempo, la tronfia regalità di Giulio Brogi. Tre spettacoli in una sola serata, tre tragedie che sono un monumento del  teatro<em>.</em></p>
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