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	<title>INDA &#124; Istituto Nazionale Dramma Antico &#124; Fondazione ONLUS &#124; Siracusa &#187; Il Messaggero</title>
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	<description>Spettacoli classici e attività culturali</description>
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		<title>La cavea per Filottete e per Andromaca</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 09:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizionale stagione di spettacoli classici, in corso al testro Greco di Siracusa, ha scelto per il 2011 due tragedie poco rappresentate, ma fatte per essere condivise, in modo particolare, dagli uomini del Terzo Millennio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tradizionale stagione di spettacoli classici, in corso al testro Greco di Siracusa, ha scelto per il 2011 due tragedie poco rappresentate, ma fatte per essere condivise, in modo particolare, dagli uomini del Terzo Millennio.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2011/05/messaggero.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>L&#8217;INDA al Teatro Romano del Tuscolo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Teatro Romano di Tuscolo, due recite dell'Aiace di Sofocle nell'allestimento prodootto dall'INDA per la regia di Daniele Salvo e l'interpretazione di, fra gli altri, Maurizio Donadoni ed Elisabetta Pozzi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(&#8230;) Al Teatro Romano di Tuscolo, due recite dell&#8217;Aiace di Sofocle nell&#8217;allestimento prodotto dall&#8217;INDA per la regia di Daniele Salvo e l&#8217;interpretazione di, fra gli altri, Maurizio Donadoni ed Elisabetta Pozzi.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2010/07/Tuscolo-messaggero.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Sulle antiche pietre il sangue e la bellezza</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[Aiace di Sofocle e Fedra di Euripide, le due tragedie di quest'anno, rispettivamente affidate alla regia di Daniele Salvo e Carmelo Rifici, gareggiano in pulizia, bellezza e felicità interpretativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una &#8220;lotta&#8221; alla pari, al Teatro Greco di Siracusa, per il XLVI Ciclo di Rappresentazioni Classiche prodotto e organizzato dall&#8217;INDA, governato dal sovrintendente Fernando Balestra.  <em>Aiace </em>di Sofocle e <em>Fedra </em>di Euripide, le due tragedie di quest&#8217;anno, rispettivamente affidate alla regia di Daniele Salvo e Carmelo Rifici, gareggiano in pulizia, bellezza e felicità interpretativa.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2010/05/messaggero-recensione-13-maggio.pdf">Leggi  l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Dopo &#8220;Medea&#8221; e &#8220;Edipo a Colono&#8221;, &#8220;Le Supplici&#8221; terza tappa del ciclo 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 11:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Ciclo di Rappresentazioni Classiche, organizzato come ogni anno dall&#8217;INDA al teatro greco di Siracusa offre, dopo Medea di Euripide e Edipo a Colono di Sofocle, anche un&#8217;opera di Eschilo, l&#8217;austero padre dei grandi tragici: Le Supplici. Tutti e tre gli allestimenti saranno visibili, fra qualche settimana, al teatro di Tuscolo, a pochi chilometri da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ciclo di Rappresentazioni Classiche, organizzato come ogni anno dall&#8217;INDA al teatro greco di Siracusa offre, dopo <em>Medea</em> di Euripide e <em>Edipo a Colono</em> di Sofocle, anche un&#8217;opera di Eschilo, l&#8217;austero padre dei grandi tragici: <em>Le Supplici</em>. Tutti e tre gli allestimenti saranno visibili, fra qualche settimana, al teatro di Tuscolo, a pochi chilometri da Roma. Li prevede il cartellone d&#8217;agosto dell&#8217;estate tucolana. (&#8230;.) Oltre che al Tuscolo, andrà anche a Malta, in base ad un accordo recentemente stilato fra l&#8217;istituto siracusano e i vertici culturali della Valletta&#8230;</p>
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		<title>&#8220;Medea&#8221; straniera sapiente contro le leggi della convenienza</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 11:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[Medea può ritenersi uno dei due capolavori assoluti di Euripide (l’altro è Baccanti). Rappresentata nel 431 a.C. faceva parte di una tetralogia comprendente anche le perdute Filottete e Ditti e il dramma satiresco I mietitori. Al concorso delle Grandi Dionisie si classificò solo al terzo posto, dietro i lavori di Sofocle, vincitore, e di Euforione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Medea può ritenersi uno dei due capolavori assoluti di Euripide (l’altro è <em>Baccanti</em>). Rappresentata nel 431 a.C. faceva parte di una tetralogia comprendente anche le perdute <em>Filottete </em>e <em>Ditt</em>i e il dramma satiresco I mietitori. Al concorso delle Grandi Dionisie si classificò solo al terzo posto, dietro i lavori di Sofocle, vincitore, e di Euforione, figlio di Eschilo. Probabilmente non fu colta. in quell’occasione, la portata immensa della vicenda. O forse la lucida follia d’amore che spinge la protagonista, compagna di Giasone e madre suoi figli, a uccidere i propri figli, giunse troppo terribile anche ai giudici e al pubblico del tempo.<span style="color: black;"><br />
Krzysztof Zanussi, chiamato a firmare la regia dell’allestimento di Medea per il Teatro Antico di Siracusa, di quella terribilità non ha avuto paura. Anzi. Dotato di due protagonisti di primo livello, Elisabetta Pozzi e Maurizio Donadoni (Giasone), lascia che il temperamento della coppia, capace di accendersi fino al rogo, bruci con tutta la sua potenza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 8pt; font-family: Arial; color: black;"><span class="testoarticolog1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 8pt; font-family: Arial; color: black;"><span class="testoarticolog1"><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=58606&amp;sez=HOME_SPETTACOLO">articolo completo</a><br />
</span></span></p>
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		<title>Estate al Tuscolo con le Supplici Edipo e Medea</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 11:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[In agosto Siracusa va a Tuscolo con tre spettacoli dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico: due sono quelli attualmente in scena al Teatro Greco di Siracusa (..) a questi si aggiunge, come spiega il sovrintendente un progetto che lui stesso ha firmato e la cu regia sarà affidata a Tatiana Alescio. Si tratta delle Supplici di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In agosto Siracusa va a Tuscolo con tre spettacoli dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico: due sono quelli attualmente in scena al Teatro Greco di Siracusa (..) a questi si aggiunge, come spiega il sovrintendente un progetto che lui stesso ha firmato e la cu regia sarà affidata a Tatiana Alescio. Si tratta delle Supplici di Eschilo, terzo titolo sul tema dello straniero&#8230;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
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		<title>Pasolini, Canzoni di vita</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Attorno all' <em>Orestiade </em> in scena al Teatro Greco di Siracusa fino al 22 giugno, evento ambientato e diretto da Pietro Carriglio per l'Istituto Nazionale del Dramma Antico, Pier Paolo Pasolini (&#232; sua la traduzione della trilogia di Eschilo usata per lo spettacolo) si &#232; scelto un buon posto nella cavea di pietra. Guarda. E riparla di s&#233;. Si &#232; espresso, al convegno internazionale a lui dedicato dalla citt&#224; siciliana (Pier Paolo Pasolini poeta civile), nei molti modi che gli conosciamo: poeta, traduttore, regista, scrittore, saggista, polemista. Ma attraverso un contributo speciale della Siae, che il presidente dell'ente, Giorgio Assumma, ha portato a Siracusa, ci racconta tutto anche di un mondo <em>a latere </em>, noto solo agli amici e agli esegeti: quello di autore di testi per canzoni. Lui, usando il termine corrente, direbbe forse "paroliere".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attorno all&#8217; <em>Orestiade </em> in scena al Teatro Greco di Siracusa fino al 22 giugno, evento ambientato e diretto da Pietro Carriglio per l&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico, Pier Paolo Pasolini (&#232; sua la traduzione della trilogia di Eschilo usata per lo spettacolo) si &#232; scelto un buon posto nella cavea di pietra. Guarda. E riparla di s&#233;. Si &#232; espresso, al convegno internazionale a lui dedicato dalla citt&#224; siciliana (Pier Paolo Pasolini poeta civile), nei molti modi che gli conosciamo: poeta, traduttore, regista, scrittore, saggista, polemista. Ma attraverso un contributo speciale della Siae, che il presidente dell&#8217;ente, Giorgio Assumma, ha portato a Siracusa, ci racconta tutto anche di un mondo <em>a latere </em>, noto solo agli amici e agli esegeti: quello di autore di testi per canzoni. Lui, usando il termine corrente, direbbe forse &#8220;paroliere&#8221;. <br />
Assumma ricorda che Pasolini, in un&#8217;intervista del 1956 alla rivista &#8220;Avanguardia&#8221;, dichiarava: &#171;Mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi a una bella musica&#187;. E che tre anni pi&#249; tardi aveva concretizzato questa propensione in un centinaio di testi, alcuni inediti, altri musicati da grandi compositori italiani, fra i quali Ennio Morricone, Piero Umiliani, Piero Piccioni. Al prezioso materiale, offerto al lavoro dei convegnisti, si &#232; aggiunta una registrazione (trovata negli archivi della Siae) che Assumma ha addirittura donato all&#8217;INDA. &#171;Troppo a lungo sottolinea la cultura accademica, i critici letterari e il mondo della scuola hanno trascurato Pasolini. La memoria di lui e del suo lavoro sono, meglio, sono state, pi&#249; vive all&#8217;estero, dove lo considerano l&#8217;ultimo personaggio &#8220;leonardesco&#8221;. Per fortuna &#232; oggi unanime, anche nel nostro Paese, la convinzione che Pasolini sia veramente uno spirito multiforme, preveggente come pochi altri&#187;. <br />
Assumma annuncia inoltre che i temi pasoliniani saranno approfonditi in un convegno a Roma organizzato dalla stessa Siae, proprio in collaborazione con l&#8217;Istituto del Dramma Antico. &#171;Mi sono accorto che Pasolini risultava, nei nostri schedari, &#8220;ex socio&#8221;. Ho chiesto si cambiasse dizione, meglio &#8220;socio fino al 2 novembre 1975&#187;, data della sua morte tragica. Anzi, intitoleremo una delle sale della Biblioteca teatrale del Burcardo, nel cuore di Roma, proprio a lui, il poeta di Casarsa&#187;. <br />
Pubblichiamo in questa pagina due testi, musicati e usciti (con altri) in forma di canzone &#171;in un piccolo disco &#8211; dice Assumma &#8211; irreperibile, stampato in pochissime copie e distribuito solo localmente, ad Ostia&#187;. Il primo, Meditazione orale, scritto da Pasolini e musicato da Ennio Morricone, &#232; un magnifico ritratto della Roma citt&#224; eterna che tanta acqua ha visto e vede passare sotto i ponti (&#8230; Molta storia pass&#242; su questo asfalto e lungo i muretti di pietra, insensibili al sole d&#8217;agosto, molta storia. I vecchi parlamentari onestamente con solennit&#224; sedentaria ripresero il loro posto, or ridenti or severi verso i loro elettori, condividendone la pace col mondo: a ognuno il suo realismo! &#8230;). Il secondo, Danze della sera, porta la firma del binomio Pasolini-Ettore De Carolis. Ritrae con amore struggente, disperata amarezza e il fatidico sentore del reo tempo che fugge, l&#8217;opera immane d&#8217;essere madre e padre (&#8230; Voi non mi conquistate con le gioie o i terrori dei freschi silenzi vostri, stelle invecchiate&#8230; ).</p>
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		<title>Orestea. Eschilo fa giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate per l'opera tripartita con cui Eschilo vinse gli agoni tragici di Atene nel 458 a.C. (l'unica giunta fino a noi in forma completa), il palazzo della Civilt&#224;
e del Lavoro, nel cuore dell'Eur romano. Immaginate ancora che una saetta separi un largo brandello, in forma di triangolo rettangolo, dal resto dell'edificio. La base maggiore poggiata al suolo; fino al sole, una scalinata immane, candidissima. A fianco, un'alta torre cilindrica (citazione del Piacentini della Stazione Termini) si lascia percorrere da una scala in ampie spire, anch'essa bianca. 28.04.2008, Il Messaggero, articolo di Rita Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SIRACUSA &#8211; E all&#8217;epilogo, la notte del 7 maggio, dopo la teatrale pacificazione delle <em>Eumenidi. </em>il procuratore antimafia Piero Grasso legger&#224; i concetti<br />
dello storico inglese George Thomson sul passaggio epocale, nella societ&#224; degli<br />
Uomini, dal concetto di vendetta a quello di giustizia. E&#8217; infatti nel segno della <em>legalit&#224; </em>(lo sottolineano il sovrintendente dell&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico, Fernando Bale stra, e il regista dell&#8217;<em>Orestiade </em>alle soglie del debutto, Pietro Carriglio) il XLIV ciclo di rappresentazioni classiche che prende il via fra una decina di giorni al Teatro Greco, con la rappresentazione integra le della trilogia di Eschilo: <em>Agamennone.Coefore,Eumenidi. </em>Un&#8217;anteprima. Quasi cinque ore di spettacolo che si ripeteranno solo due volte (a met&#224; strada e alla fine) nell&#8217;arco delle quaranta-sei repliche della megaprodu zione siracusana, previste dall&#8217;8 maggio al 22 giugno. Negli altri casi, l&#8217;<em>Agamennone </em>occupa una serata; <em>Coefore </em>con <em>Eumenidi </em>quella successiva.<br />
Il capolavoro di<em> </em>Eschilo mancava da Siracusa. nella sua interezza, da quasi mezzo secolo. In quanto tale vi &#232; stato rappresentato, prima di adesso, solo due volte nel 1948, dopo nove anni di silenzio dovuti alla guerra (traduttore Manara Valgimigli, Dulio Cambellotti scenografo) e nel 1960, quando Vittorio Gassman, intenzionato ad &#8220;aggiornare&#8221; il linguaggio della tragedia greca ad uso del pubblico contemporaneo, commission&#242; una nuova traduzione dei testi a Pier Paolo Pasolini. E proprio la celebre, allora contestata versione pasoliniana, che nulla toglie all&#8217;altezza stilistica e concettuale della trilogia. Carriglio adotta per la sua messinscena della quale firma anche l&#8217;ambiente e i costumi.</p>
<p>Immaginate per l&#8217;opera tripartita con cui Eschilo vinse gli agoni tragici di Atene nel 458 a.C. (l&#8217;unica giunta fino a noi in forma completa), il palazzo della Civilt&#224; e del Lavoro, nel cuore dell&#8217;Eur romano. Immaginate ancora che una saetta separi un largo brandello, in forma di triangolo rettangolo, dal resto dell&#8217;edificio. La base maggiore poggiata al suolo; fino al sole, una scalinata immane, candidissima. A fianco, un&#8217;alta torre cilindrica (citazione del Piacentini della Stazione Termini) si lascia percorrere da una scala in ampie spire, anch&#8217;essa bianca. Le misure? Intimidenti: quindici metri l&#8217;altezza della costruzione, sei metri l&#8217;ampiezza della scalinata. Tre teorie di gradoni ad emiciclo, separati da corridoi, &#8220;spingono&#8221; infine lo spazio scenico verso la cavea.<br />
Ci troviamo in un universo alla De Chirico che felicemente unisce l&#8217;arcaica aest&#224;<br />
della Grecia eschilea con il percorso pasoliniano che, dalla stazione romana, passando per l&#8217;Eur, fila verso la fatale Ostia, dove il poeta trov&#242; la morte. Persino la tomba destinata ad Agamennone &#8211; un rettangolo di sabbia marina steso in proscenio &#8211; rammemora il litorale scandaloso e balordo che vide la fine dello scrittore. Il bell&#8217;involucro (senz&#8217;altro impegnativo sul piano della produzione) &#232; per la storia e il destino degli Atridi, quest&#8217;anno chiamati in gruppo a marcare vieppi&#249; il confine fra legge del sangue e legge del diritto.<br />
L&#8217;avventura di Oreste vendicatore (uno dei fulcri simbolici del pensiero occidentale)<br />
comincia <em>nell&#8217;Agamennone: </em>il re di Argo torna in patria dalla guerra di<br />
Troia, carico di bottino, e viene assassinato dalla moglie Clitennestra, sobillata<br />
dall&#8217;amante Egisto. A propria volta la regina, nelle Coefore, muore per mano del figlio Oreste, cui tocca appunto &#8220;offrirsi&#8221; alla vendetta delle Erinni. <em>Le Eumenidi</em> portano poi il matricida davanti all&#8217;Aeropago, il tribunale istituito da Atena, e la<br />
giustizia, bench&#233; divina, si palesa alla societ&#224; degli umani.<br />
Cronache e testimoni dicono che nel 1960, regista e interprete Gassman, il testo di Pasolini fu una specie di deflagrazione, un Verbo avvicinato al popolo e caricato di valenze religiose tangibilmente vicine a quelle eschilee.<br />
Carriglio punta &#171;alla stessa vibrazione, alle stesse ferite, alla stessa, forte<br />
immediatezza&#187;. Per gli attori del poderoso cast &#8211; Galatea Ranzi (Clitennestra<br />
ed Elettra), Giulio Brogi (Agamennone), Luciano Roman (Egisto) e Luca Lazzareschi (Oreste) &#8211; ha voluto costumi &#8220;barbarici&#8221;, nel complesso neri come le Furie, comunque ammiccanti sia all&#8217;oro e ai rossi delle figure bizantine, sia alla penetrante semplicit&#224; delle atmosfere protocristiane.<br />
Dopo il procuratore Grasso, altri ospiti pronunceranno, nel corso delle repliche, le frasi di Thomson sul valore del passaggio dal tribalismo vendicativo alla giustizia dello Stato: Giuliano Amato, Gianni Puglisi (storico della Lingua), Ivan Lo Bello, Corrado Piccione, il magistrato Ettore Randazzo, l&#8217;avvocato egiziano Cherif Beassiouni (Osservatorio Permanente sulla Criminalit&#224; Organizzata). Sia sa che l&#8217;invito a partecipare &#232; pervenuto persino al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel l&#8217;attesa, al Teatro Antico di Siracusa si prova fino a notte fonda. Il gran disco del Sole, da quale uscir&#224; Atena, aspetta maggio per risplendere sugli Atridi di ieri e di oggi.</p>
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		<title>Eschilo ci guarda</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Eschilo ci guarda Clitennestra, cui preme invece il compimento della vendetta sul figlio matricida, esalta le puzzolenti creature della Notte. Che, coreografate da Leda Lojodice, sono le vere primattrici della terza parte siracusana, anche quando, sull'Acropoli dove Oreste chiede protezione ad Atena, si "normalizzano", convinte dalla dea (strepitosamente contemporanea e sganciata dal resto, la figlia di Zeus, garante di futuro, &#232; Elisabetta Pozzi).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SIRACUSA &#8211; Dall&#8217;alto dei secoli e del valore morale della sua scrittura, Eschilo (nato ad Eleusi nel 525 a.C,morto a Gela, in Sicilia, nel 456 a.C.) ci guarda. Guarda alla scena immane che Pietro Carriglio, in questo caso regista, scenografo e costumista, ha preparato a Siracusa per il XLIV Ciclo di rappresentazioni classiche in scena al <strong>Teatro Greco </strong>fino al 22 giugno: <strong><em>Orestiade </em></strong>(la trilogia formata da <strong><em>Agamennone,Coefore </em></strong>ed strong><em>Eumenidi) </em></strong>nella traduzione che nel 1960 Vittorio Gassman commission&#242; a Pier Paolo Pasolini. Guarda alla fusione architettonica fra le linee classiche di una citt&#224; ideale (Argo o le altre dell&#8217;Ellade mitica) e il percorso romano del poeta, quello fatidico, dalla Stazione Termini dei &#8220;ragazzi di vita&#8221; all&#8217;Eur del Palazzo della<br />
civilt&#224; e del lavoro, fino al litorale di Ostia dove, al culmine di una notte,<br />
egli conquist&#242; violentemente la propria morte. Guarda infine a un cast di<br />
attori che Carriglio, pago di aver sublimato il proprio lavoro nella geniale<br />
ambientazione, organizza un evento oratoriale, didattico e volutamente dotato (soluzioni e immagini paiono &#8220;rubate&#8221; a uno degli spettacoli, appunto, gassmaniani, visti in bianco e nero a tarda notte sui canali della Rai). E la sanguinosa saga degli Atridi, passando dalla legge della vendetta alla legge amministrata dai tribunali, sconfina nell&#8217;elogio<br />
della legalit&#224;. A que&#173;sto proposito, chiudendo l&#8217;anteprima di mercoled&#236; 7 maggio, che ha presentato tutti e tre i titoli senza soluzione di<br />
continuit&#224;, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha letto un<br />
passaggio di George Thomson (dal saggio <em>Eschilo e Atene) </em>proprio<br />
sull&#8217;armonia della Giustizia giusta. La &#8220;filata&#8221; della trilogia, da qui al 22 giugno, si avr&#224; solo in altre due occasioni: a met&#224; e alla fine del cammino. Le altre repliche vedranno invece, a sere alterne, <em>Agamennone; Coefore ed Eumenidi.</em><br />
<strong><em>Agamennone. </em></strong>La prima tragedia dell&#8217;<em>Orestiade</em> narra il ritorno del Re vincitore alla sua citt&#224;, dove Clitennestra, divenuta amante di Egisto durante la lunga assenza di Agamennone, impegnato nell&#8217;assedio di Troia, attende<br />
al varco il marito. Intende vendicarsi di lui, colpevole d&#8217;aver sacrificato agli d&#232;i la figlia Ifigen&#236;a pur di salpare senza intoppi con la flotta achea verso la guerra. Giulio Brogi &#232; qui un protagonista massiccio e scuro, presago del proprio desti no quando esita nell&#8217;accettare gli onori che la moglie gli ha preparato (Galatea Ranzi &#232; una Clitennestra che scandisce ogni battuta con lenta, studiata solennit&#224;). Luciano Roman prima tuona dalla torre nei panni del Guardiano, quindi brilla nella dorata, orientaleggiante tunica di Egisto; Ilaria Genatiempo si agita, percossa dallo spirito divino, nel ruolo di Cassandra; Stefano Santospago &#232; il coreuta. Sfavillante d&#8217;efficacia il Messaggero di Maurizio Donadoni. <em>Agamennone </em>&#232; il pi&#249; &#8220;immobile&#8221; dei tre allestimenti.</p>
<p><strong><em>Coefore</em></strong><em>. </em>Ecco la tragedia di Oreste, che vendica la morte del padre per mano di Clitennestra uccidendo sia la madre assassina, sia Egisto. Lo guida Apollo. E verso il tempio del dio, a Delfi, lo sventurato si avvia dopo il duplice delitto. Luca Lazzareschi versa nel suo Oreste l&#8217;impeto tragico che<br />
largamente possiede. Per contro, l&#8217;Elettra di Galatea Ranzi gli risponde con lo<br />
scandito piglio sacerdotale che caratterizza, <em>in Agamennone </em>la Regina<em>. </em>E&#8217; il testo, questo, che Cartiglio pi&#249; intende come liturgico, come sacra rappresentazione da dividere in &#8220;luoghi deputati&#8221;: le ancelle esteticamente disposte; le geometrie dei personaggi (fino alla disperazione di Oreste) composte, ritagliate nella crudelt&#224; del Destino senza la minima sbavatura.</p>
<p><strong><em>Eumenidi</em></strong><em>. </em>Un&#8217;autorevole Liliana Paganini, la Pizia, vede con orrore le Erinni che assediano Oreste nel tempio delfico (Pasolini lo dice &#8220;chiesa&#8221;). Apollo esorta il figlio di Agamennone a non temerle, mentre l&#8217;ombra di Clitennestra, cui preme invece il compimento della vendetta sul figlio matricida, esalta le puzzolenti creature della Notte. Che, coreografate da Leda Lojodice, sono le vere primattrici della terza parte siracusana, anche quando, sull&#8217;Acropoli dove Oreste chiede protezione ad Atena, si &#8220;normalizzano&#8221;, convinte dalla dea (strepitosamente contemporanea e sganciata dal resto, la figlia di Zeus, garante di futuro, &#232; Elisabetta Pozzi). Nasce l&#8217;Areopago. Il senso dell&#8217;intera operazione vola rapido dall&#8217;Acropoli di Eschilo all&#8217;elogio della legalit&#224; firmato Thomson. Eschilo e Pasolini nostri contem&#173;poranei. Grandi applausi dall&#8217;anfiteatro gremito.</p>
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		<title>Nel segno del semidio polivalente Eracle e Trachinie in scena a Siracusa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2007 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Diciamo subito che si tratta di due momenti teatrali profondamente diversi, per approccio registico e resa degli interpreti. Pagliaro intende la tragedia in modo tutto interiore [...] De Fusco offre un Euripide pieno di fervori e di efficacie, letto opportunamente, dati gi attori di cui dispone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Due titoli rari in cartellone: <em>Trachinie</em> di Sofocle (dal 1914 a oggi viste solo due volte, nel 1933 e nel 1980) per la regia di Walter Pagliaro, e l&#8217;<em>Eracle</em> di Euripide (una sola volta, nel 1964) affidato a Luca De Fusco. [...] Diciamo subito che si tratta di due momenti teatrali profondamente diversi, per approccio registico e resa degli interpreti. [...] Pagliaro intende la tragedia in modo tutto interiore, poco incline alla comunicazione. Annichilisce gli attori, per scelta, nella scansione quasi monodica del testo (la traduzione &#232; di Salvatore Nicosia), sopisce ogni estroversione a parte quella, nel lungo finale, di un Eracle martoriato che impreca contro la moglie&#160; e implora Illo con tutta la potenza vocale di Paolo Graziosi.<br />
[...] De Fusco offre un Euripide pieno di fervori e di efficacie, letto opportunamente, dati gi attori di cui dispone, come una grande commedia borghese, non scevra di accenti grotteschi, ma pronuba di coinvolgenti tempeste emotive. Trionfatore assoluto &#232; Ugo Pagliai nella parte di Anfitrione, padre di un Eracle che ritorna dagli inferi giusto in tempo per uccidere la moglie Megara e i piccoli figli, minacciati dal tiranno Lico.<br />
[...] Al superbo Pagliai (voce, attitudini, carisma degni della cavea siracusana), si affiancano Sebastiano Lo Monaco, equilibrato e doloroso Eracle; Luca Lazzareschi, un Messaggero da paradigma; Giovanna Di Rauso, Deli De Majo, Roberto Bisacco, Antonio Zanoletti, Giuseppe Calcagno. Bello il lavoro del coro maschile. Traduzione di Giulio Guidorizzi.</p>
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