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	<title>INDA &#124; Istituto Nazionale Dramma Antico &#124; Fondazione ONLUS &#124; Siracusa &#187; Corriere della Sera</title>
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	<description>Spettacoli classici e attività culturali</description>
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		<title>Eroe nevrotico e azzoppato</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 10:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Filottete di Borgia c'è la bella scena di Maurizio Balò; ci sono i movimenti del Coro, che canta in greco; e c'è un suggestivo finale, con Filottete che se ne va in barca, su una piattaforma che sembra davvero il mare. Tutto come fosse reale, ossia più mitico del mito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi gironi, frequentando gli antichi greci a Siracusa e Tindari, pensavo che Filottete e Edipo una cosa in comune l&#8217;hanno: sono l&#8217;uno e l&#8217;altro eroi nevrotici e azzoppati. Perché i potenti diventano zoppi o, da zoppi, potenti?<br />
(&#8230;) Nel <em>Filottete </em>di Borgia c&#8217;è la bella scena di Maurizio Balò; ci sono i movimenti del Coro, che canta in greco; e c&#8217;è un suggestivo finale, con Filottete che se ne va in barca, su una piattaforma che sembra davvero il mare. Tutto come fosse reale, ossia più mitico del mito.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2011/07/corsera-12.06.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>La nave spezzata e il genio di Euripide</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 10:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella Andromaca di Euripide tutto è femmina: sensiilità, sesso, fragilità, forza nelle viscere: ponti su cui passa sicura la regia di Luca De Fusco ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <em>Andromaca </em>di Euripide tutto è femmina: sensiilità, sesso, fragilità, forza nelle viscere: ponti su cui passa sicura la regia di Luca De Fusco per il 47esimo Ciclo di Rappresentazioni Classiche a Siracusa che, con la proposta annuale di due tragedie e una commedia e il Festival Internazionale Classico dei Giovani, si avvia a diventare sistema culturale &#8220;nel rispetto delle pietre&#8221;&#8230;</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2011/07/corsera-29.05.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>La tragedia di Aiace e Fedra, lo sciopero di Lisistrata</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l'Aiace di Sofocle si apre la rassegna di spettacoli estivi dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico al Teatro Romano di Tuscolo, a Frascati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;Aiace di Sofocle questa sera si apre la rassegna di spettacoli estivi dell&#8217;Istituto Nazionale del Dramma Antico al Teatro Romano di Tuscolo, a Frascati. (&#8230;) Centro nevralgico del Parco Archeologico Culturale, fondato dalla Cominità Montana Castelli Romani e Prenestini, il Teatro Romano si apre a una nuova stagione di rappresentazioni classiche: le stesse che, nei mesi scorsi, sono state già proposte al Teatro Greco di Siracusa.</p>
<p><a href="http://www.indafondazione.org/wp-content/uploads/2010/07/corsera.pdf">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Elisabetta Pozzi e Albertazzi, i lottatori</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 11:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;intensità dei protagonisti trascina ogni sera ino a 6 mila spettatori, avvolti dalla scena di Fuksas: un catino-specchio che taglia in verticale il palco del mitico teatro e riflette come segni magici i movimenti degli attori e dell&#8217;assemblea&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intensità dei protagonisti trascina ogni sera ino a 6 mila spettatori, avvolti dalla scena di Fuksas: un catino-specchio che taglia in verticale il palco del mitico teatro e riflette come segni magici i movimenti degli attori e dell&#8217;assemblea&#8230;</p>
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		<title>Albertazzi: la morte? Io me la mangio</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 11:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[«Io la pagina me la mangio. Come la morte: io me la mangio», dice subito Giorgio Albertazzi che sarà Edipo a Colono alle Rappresentazioni classiche dell&#8217; Inda a Siracusa, dal 10 maggio. «La pagina deve bruciare ogni volta. Da quella di Sofocle si sprigiona la leggerezza degli dèi che giocano con gli uomini, con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 2.4pt 0cm 10.8pt;"><span style="font-size: 10.5pt; font-family: Georgia; color: #464646;">«Io la pagina me la mangio. Come la morte: io me la mangio», dice subito Giorgio Albertazzi che sarà Edipo a Colono alle Rappresentazioni classiche dell&#8217; Inda a Siracusa, dal 10 maggio. «La pagina deve bruciare ogni volta. Da quella di Sofocle si sprigiona la leggerezza degli dèi che giocano con gli uomini, con la loro vita e la loro morte: a ogni passo c&#8217; è un dio. Ma il mio Edipo a Colono è soprattutto un modo per raccontare il mio non-rapporto con la morte, nostro unico dato assoluto. Per dire come &#8220;io&#8221; mi avvicino a lei, non lei a me. Come? con gli occhi aperti». Lo diceva il suo imperatore Adriano, nello spettacolo diretto da Scaparro. Però lei, Albertazzi, qui è un cieco, sia pure il più famoso di tutto il teatro. «La cecità è un simbolo, è un vedere oltre la vita. E, come Amleto, anche l&#8217; ex re Edipo &#8220;vuole&#8221; morire&#8230; Io no. Sento pienamente l&#8217; energia della vita, in poco tempo ho fatto cinque spettacoli tra regie e interpretazioni, come il Moby Dick o una delle Lezioni americane di Calvino. Quella su &#8220;La leggerezza&#8221;, naturalmente»…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 2.4pt 0cm 10.8pt;"><span style="font-size: 10.5pt; font-family: Georgia; color: #464646;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/maggio/06/Albertazzi_morte_mangio_co_8_090506002.shtml">articolo completo</a><br />
</span></p>
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		<title>Vita, morte, morale: con una favola nera Zanussi diverte tutti.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suo film condanna senza appello il capitalismo selvaggio, ma ne esiste uno dal volto umano? &#171;Quello oggi in Polonia &#232; comunque preferibile al vecchio socialismo. Abbiamo migliori strutture sanitarie e un'istruzione pi&#249; diffusa. Ci&#242; non significa che sia un buon sistema&#187;, conclude il regista che nel 2009 allestir&#224; a Siracusa una &#171;Medea&#187; con Elisabetta Pozzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Un gatto pu&#242; salvarti la vita. Magari facendone fuori un&#8217;altra. Con feroce ironia Krzysztof Zanussi affida a un felino tigrato il ruolo di un fato provvidenziale, che salva un giovane innocente dirottando la morte su chi lo istigava al suicidio. E di rimbalzo redime un ricchissimo magnate di porno-shop trasformandolo in benefattore di un ospizio per animali poveri. Un lieto fine surreale per una favola nera, un apologo grottesco sul senso della vita, il capitalismo selvaggio, il relativismo morale, la morte di Dio. Temi cari al regista polacco che stavolta per&#242;, a sorpresa, li affronta con un tocco lieve e un carica di umorismo insoliti per un autore di opere come <em>II potere del male, Persona non grata, II sole nero.</em><br />
Cos&#236; ieri alla proiezione al Festival di Roma di <em>Col cuore in mano</em> si &#232; riso. E anche tanto. &#171;Una risata &#232; l&#8217;ultima difesa contro un mondo di corruzione e cattiveria&#187;, spiega Zanussi. Gi&#224; il titolo si fa beffa dei buoni sentimenti: il cuore qui &#232; un muscolo che serve a un trapianto, indispensabile al cinico Kostanty per continuare a compiere le sue malefatte. &#171;Kostanty somiglia ai tanti oligarchi russi spuntati negli ultimi anni. Venuti dal nulla, diventati onnipotenti. In un paese poco strutturato si possono permettere ogni cosa, persino comprarsi le vite o i cuori degli altri. Personaggi dal fascino perverso. Penso a Putin e a certi suoi amici&#187;. Magari a Berlusconi? &#171;Si somigliano ma non sono uguali: Putin &#232; pi&#249; sportivo&#187;, ride Zanussi. Comunque, prima di sottoporsi al trapianto, Kostanty vuoi far testamento, lasciare i suoi averi a chi meglio possa danneggiare il mondo. Scarta Al Qaeda perch&#233; &#171;trabocca di petrodollari&#187;, esclude la gi&#224; gettonatissima Scientology. Alla fine decide di istituire borse di studio per la diffusione del nichilismo postmodernista. Santo protettore, il filosofo Derrida che sostiene: &#171;La vita non ha senso, il mondo neanche, Dio non esiste, bene e male sono la stessa cosa&#8230;&#187;. &#171;Non &#232; il nichilismo sofferto di Camus o di Beckett, &#232; un nichilismo frivolo, irresponsabile, pi&#249; pericoloso. Accessibile a tutti, favorito dal permissivismo e dalla diffusione delle droghe. Non c&#8217;&#232; da stupirsi se tanti giovani, i pi&#249; fragili o i pi&#249; sensibili, rifiutino questa realt&#224; inumana e scelgano di uscire di scena con il suicidio&#187;.<br />
Per fortuna tanti altri invece hanno voglia di cambiare le cose. &#171;Esiste sempre spazio per la libert&#224; di scelta. L&#8217;ultima generazione mi sembra pi&#249; solida, capace di trovare un equilibrio tra beni materiali e spirituali. C&#8217;&#232; molta energia in una parte dei giovani cattolici&#187;. In questo senso Wojtyla &#232; stato un grande galvanizzatore. E questo papa, continua su quella strada? &#171;Wojtyla era un filosofo, il suo messaggio verso i giovani era molto forte. Ratzinger &#232; un teologo, parla agli accademici pi&#249; che ai ragazzi. Ma la Chiesa non &#232; una monarchia, il papa &#232; un suo impiegato, &#232; giusto che ogni volta cambi un po&#8217; indirizzo&#187;.<br />
Il suo film condanna senza appello il capitalismo selvaggio, ma ne esiste uno dal volto umano? &#171;Quello oggi in Polonia &#232; comunque preferibile al vecchio socialismo. Abbiamo migliori strutture sanitarie e un&#8217;istruzione pi&#249; diffusa. Ci&#242; non significa che sia un buon sistema&#187;, conclude il regista che nel 2009 allestir&#224; a Siracusa una &#171;Medea&#187; con Elisabetta Pozzi.<br />
Curiosa infine la polemica sollevata in Polonia dalla presenza nel film di una controversa pop star, la bionda e sexy Dorata. Che si dimena e canta sguaiata alla corte dell&#8217;oligarca in cuoio nero e borchie. &#171;C&#8217;&#232; stata una sollevazione da parte di alcuni attori per quella presenza &#8220;di cattivo gusto&#8221;&#187;, spiega. Cos&#236; alla fine Zanussi salva l&#8217;anima anche a lei. Facendola apparire in tv, in elegante abito azzurro, a cantare con voce meravigliosa . &#171;Casta Diva&#187;. E mentre tutti restano a bocca aperta l&#8217;oligarca pentito replica: &#171;Perch&#233; stupirsi? Tutti possiamo cambiare&#187;.</p>
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		<title>Diritto e legge: le ragioni d&#8217;oggi nel mito</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Carriglio ha ben saputo tracciare quel ponte che unisce classico a contemporaneo dandogli con decisione i tratti della conquista del Diritto. (...) in uno spettacolo che ha saputo cercare nel paesaggio codificato dal mito quei segni che permettono di trovare le ragioni dell' oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Coefore </em> e <em>Eumenidi </em>. Alla &#171;prima&#187;, la lettura del procuratore antimafia Grasso. Nell&#8217; <em>Orestiade </em> di Eschilo, <em>Coefore </em> e <em>Eumenidi </em> segnano nella limpida messinscena di Pietro Carriglio la seconda tappa di un viaggio alle radici della nostra civilt&#224;. Nella scenografia metafisica di una piazza dominata da un grande palazzo-scalinata e da una alta torre, nelle <em>Coefore </em> si arriva al cuore della trilogia raccontando il matricidio col quale Oreste, colpendo Clitennestra e il suo amante Egisto, vendica la morte del padre Agamennone. Nelle <em>Eumenidi </em> Oreste chiede ad Atena che il suo tragico operato sia giudicando da un tribunale. Carriglio ha ben saputo tracciare quel ponte che unisce classico a contemporaneo dandogli con decisione i tratti della conquista del Diritto. Diritto al quale viene delegato il compito di risolvere ogni conflitto tra gli uomini, spezzando per sempre l&#8217; atavica pratica della vendetta di padre in figlio, di generazione in generazione. Un tratto incendiario e oggi pi&#249; che mai attuale che la sera della &#171;prima&#187; si &#232; acceso nelle parole: &#171;il tempo della legge &#232; iniziato&#187;, dal celebre saggio di George Thomson sull&#8217; <em>Orestea </em>, lette a suggello dello spettacolo dalla cavea dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Parole che ogni sera risuoneranno come un monito alla legalit&#224;, al bisogno di giustizia, al dovere di responsabilit&#224; e come riconoscimento della nostra millenaria storia culturale e civile. A segnare lo spettacolo, con la traduzione di Pasolini e le belle musiche di Matteo D&#8217; Amico eseguite dal vivo, un&#8217; ottima compagnia di attori, duttile e incisiva Galatea Ranzi, Clitennestra ed Elettra, bravissima Elisabetta Pozzi, volitiva Atena, Luca Lazzareschi &#232; un travagliato Oreste, Luciano Roman un vanesio Egisto e poi Liliana Paganini, Stefano Santospago, Cristina Spina, Maurizio Donadoni, in uno spettacolo che ha saputo cercare nel paesaggio codificato dal mito quei segni che permettono di trovare le ragioni dell&#8217; oggi.</p>
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		<title>Pi&#249; idee che eroi nell&#8217;Eschilo di Carriglio</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Carriglio trasforma il coro in popolo e, partendo da una convenzionalit&#224; di cori cantati - le belle musiche sono di Matteo D'Amico -, esalta la centralit&#224; del popolo stanco di guerra che chiede di poter far sentire la sua voce mentre il potere chiuso nel suo formalismo diventa bolso e infiacchito, come il re Agamennone vecchio eroe non eroe ben interpretato da Giulio Brogi, o vanesio, come l'Egisto di Luciano Roman. Clitennestra, l'intensa Galatea Ranzi, &#232; un'anima persa, un essere che ha segnato il suo tempo di vendetta che tramonter&#224;, nella seconda parte dell'<em>Orestiade</em>, con la nascita di una societ&#224; che delega al diritto il compito di risolvere i conflitti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza cedere all&#8217;assolutismo romantico di Victor Hugo (&#171;chi non capisce Eschilo &#232; un mediocre&#187;), con pi&#249; pacata logica si pu&#242; affermare che <em>Orestiade</em> &#232; la rappresentazione del passaggio dalla barbarie alla civilt&#224;, dalla trib&#249; primitiva, dove vendetta chiama vendetta, delitto genera delitto, alla nascita di un ordinamento democratico. E in uno stratificarsi di vari momenti della storia sociale, in questa trilogia pi&#249; che mai, il teatro &#232; il luogo in cui la citt&#224; pensa se stessa e rende vera la politica.<br />
La messinscena di Pietro Carriglio, cogliendo queste tematiche, segna come il passaggio verso la democrazia parta da un&#8217;enfasi rituale e barbarica per trasformarsi in sobrio diritto. La traduzione &#232; quella che Pasolini fece per Gassman nel 1960 e come allora Agamennone si alterna al teatro greco di Siracusa con <em>Coefore ed Eumenidi</em>, unite in un solo spettacolo. Il regista, anche scenografo, ha ideato una sorta di spazio metafisico per una trilogia popolata pi&#249; da idee che da eroi, una piazza dominata da un grande palazzo-scalinata e da una alta torre. In <em>Agamennone</em> il re, tornato vincitore da Troia, viene ucciso per antico odio dalla moglie Clitennestra, complice il suo amante Egisto.<br />
Carriglio trasforma il coro in popolo e, partendo da una convenzionalit&#224; di cori cantati &#8211; le belle musiche sono di Matteo D&#8217;Amico -, esalta la centralit&#224; del popolo stanco di guerra che chiede di poter far sentire la sua voce mentre il potere chiuso nel suo formalismo diventa bolso e infiacchito, come il re Agamennone vecchio eroe non eroe ben interpretato da Giulio Brogi, o vanesio, come l&#8217;Egisto di Luciano Roman. Clitennestra, l&#8217;intensa Galatea Ranzi, &#232; un&#8217;anima persa, un essere che ha segnato il suo tempo di vendetta che tramonter&#224;, nella seconda parte dell&#8217;<em>Orestiade</em>, con la nascita di una societ&#224; che delega al diritto il compito di risolvere i conflitti.</p>
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		<title>ELZEVIRO Le Troiane di Siracusa.
Il Dopoguerra di Euripide</title>
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		<pubDate>Mon, 29 May 2006 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi duemilacinquecento anni sono passati, l'emozione &#232; la stessa. Mai, come oggi, le due tragedie sono state cos&#236; attuali.  Poco importa che i personaggi siano mitici, che le storie siano collocate in un mondo lontano: cos&#236; voleva la regola della "distanza tragica".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primavera del 415 a.C.: ad Atene, Euripide presenta la tragedia <em>Le Troiane</em>. Primavera del 2006: <em>Le Troiane</em> vanno in scena a Siracusa, a partire da oggi, in alternanza giornaliera con l&#8217;altra grande tragedia di Euripide sulla guerra, <em>Ecuba</em>.<br />
Quasi duemilacinquecento anni sono passati, l&#8217;emozione &#232; la stessa. Mai, come oggi, le due tragedie sono state cos&#236; attuali.&#160; Poco importa che i personaggi siano mitici, che le storie siano collocate in un mondo lontano: cos&#236; voleva la regola della &#8220;distanza tragica&#8221;. La tragedia doveva mettere in scena eventi staccati dalla particolarit&#224; del presente, ed Euripide rispetta la regola, collocando i fatti al tempo della guerra di Troia. Ma esattamente come nella primavera del 415 a.C., gli spettatori di oggi vengono messi di fronte a qualcosa che, purtroppo, non &#232; affatto lontano: una citt&#224;, espugnata, sta per essere messa&#160; fuoco; gli uomini sono stati uccisi, le donne attendono di conoscere la loro sorte. Una guerra. A Troia, le donne dei vinti stanno per essere assegnate come schiave ai vincitori: Ecuba, la vecchia regina; sua figlia Cassandra; Andromaca, moglie di Ettore, &#8220;domatore di cavalli&#8221;&#8230;tutte indistintamente.<br />
In quella primavera, rivivendo la vicenda mitica, gli Ateniesi pensavano alla Guerra del Peloponneso, che da anni opponeva la citt&#224; a Sparta. Non c&#8217;era bisogno di riferimenti espliciti perch&#233; sapessero ci&#242; che Euripide voleva dir loro. Cos&#236; come gli spettatori di oggi; al di l&#224; del tempo, Euripide estende il discorso alle guerre di tutti i tempi.<br />
Per lui non esiste conflitto che giustifichi le atrocit&#224; che ne conseguono: vincitori e vinti, indistintamente, sono vittime di una mostruosit&#224; che trasforma le coscienze, corrompe la natura umana, la degrada sino a renderla animalesca.<br />
Dalle <em>Troiane</em> sappiamo che Ecuba, al termine della sua vita, verr&#224; trasformata n cagna: ma anche prima di questa metamorfosi, nella tragedia che prende il nome da lei, la regina assume caratteri bestiali. Nelle <em>Troiane</em> &#232; una vecchia devastata dal dolore: suo marito e i suoi figli sono stati uccisi; sua figlia Polissena &#232; stata sacrificata sulla tomba di Achille; il piccolo Astianatte, figlio di suo figlio Ettore &#232; stato gettato dall&#8217;alto della rocca di Troia. Toccher&#224; a Ecuba dargli sepoltura. In questa tragedia, la regina &#232; l&#8217;emblema del dolore dei vinti. Ma in <em>Ecuba</em>, da vittima si trasforma in donna di atroce crudelt&#224;. Lasciata Troia, l&#8217;esercito greco &#232; accampato sulle coste del Chersoeso tracico; e qui Ecuba scopre che suo figlio Polidoro &#232; stato ucciso dal re Polimestore, alla cui corte lo aveva inviato nella speranza di salvargli la vita. L&#8217;odio di Ecuba esplode in un episodio di rara crudelt&#224;: dopo aver indotto con una scusa Polimestore a visitarla, lo conduce negli alloggi delle sue ex-schiave, insistendo perch&#233; porti con s&#233; i suoi figli, bambini. E qui, a un suo cenno, le schiave sgozzano i figli sotto gli occhi del padre.<br />
Ecuba stessa, con spille acuminate, trafigge le pupille di Polimestore&#8230;Ecuba trionfa. Esaltata, ebbra di sangue, si vanta di quel che ha fatto, si paragona alle abitanti dell&#8217;isola di Lemno che, in una sola notte, avevano sgozzato tutti i loro mariti, colpevoli di vele tradite.<br />
In Euripide l&#8217;accento non &#232;, come in Eschilo, sulla violenza delle battaglie. E&#8217; sul dopoguerra, che accomuna nel male materiale e morale vincitori e vinti. La sofferenza e il degrado, egli insegna, sono uguali per tutti [...]. Mai, forse, come in questo momento, era opportuna la riproposizione, felicemente consecutiva delle <em>Troiane</em> e di <em>Ecuba.</em></p>
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