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La sfida di Sofocle: Edipo a Colono.

Robert W. Wallace

Se Sofocle vide questi parallelismi, non solo la profonda pietà religiosa di Edipo ma anche la sua collera e la sua protesta di innocenza morale suggeriscono come lui stesso possa essersi sentito alla fine della sua vita, quando l’aristocrazia era corrotta, la democrazia mal funzionante e la vita politica costruita sulle menzogne e sugli interessi personali. Soprattutto, nell’ Edipo a Colono, il vecchio Edipo rivendica continuamente la sua innocenza. Non aveva intenzione di fare ciò che il destino lo aveva obbligato a sopportare, ma era devoto agli dei e ad Atene, la grande città a cui adesso dedicava il suo destino.


Erranti e supplici, gli stranieri della tragedia

Anna Beltrametti, Università di Pavia

Edipo e Medea sono colti entrambi sul punto di un passaggio capitale, mentre stanno distaccandosi dalle loro storie scabrose costellate di crimini assoluti, inconsapevoli e non voluti da uno, lucidamente premeditati dall’altra. Sono entrambi personaggi scomodi, incutono paura e possono suscitare ripugnanza, ma in prossimità di Atene e dell’ospitalità che vi trovano prendono un’altra dimensione.


La partita sacra. Trasfigurazione e vendetta nell’Edipo a Colono

Giuseppe Fornari

L’Edipo a Colono non è affatto una storia di redenzione come potremmo concepirla noi nello stile dostoevskiano di Delitto e castigo, che presuppone una nozione ormai cristiana di colpa e perdono. È la storia di una partita, che Edipo vuole giocare fino in fondo per risolvere il rebus della sua storia, o meglio per esprimerlo compiutamente, perché di soluzioni vere e proprie, vale a dire realizzate ed agite a livello dei “fatti” (pragmata), non se ne danno nell’opera.