La nutrice si sente superiore alla propria padrona, perché ritiene di capire quello che Fedra non vuol capire: e cioè che è condizione comune ad ogni uomo quella di dover soffrire. La principessa cretese invece non si rassegna alla condizione umana. L’arte consolatoria della vecchia nutrice è, in Euripide, povera cosa, trita iterazione di sapienza più plebea che popolare. La nutrice, pur mostrandosi a tratti disposta a cambiare il proprio atteggiamento, a sforzarsi di comprendere Fedra, sembra non aver mai conosciuto o aver dimenticato che cosa si agiti nel corpo di chi ama, come Fedra, quella forza dolceamara, strisciante ed irresistibile.