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Contro le «industrie del cadavere». Dino Campana nel carteggio inedito Falqui-Vallecchi

Laura Piazza

Gli anni quaranta del Novecento segnarono l’avvio di un’esperienza editoriale estrema e tormentata, rivolta al pieno recupero dell’opera dal destino tragico della poesia italiana: i Canti Orfici di Dino Campana. Enrico Vallecchi, prendendo le redini della casa editrice paterna, proseguì la battaglia di Attilio per la consacrazione del valore esemplare e rivoluzionario dell’opera campaniana. La sua strada si incrociò con quella di un Enrico Falqui, già da anni fermo e combattivo sostenitore dei contemporanei e dei «pazzi in rialzo» che i vari Papini, Russo, Baldini condannavano ad un isolamento irrevocabile


La biblioteca dei racconti osceni tra gli amori di Zeus e la passione Fedra

Davide Susanetti

Il mito spiega e giustifica: offre per ogni azione e ogni sentimento un precedente. Tutta la vita dei mortali sarebbe, con diverso grado di consapevolezza, duplicazione di racconti già narrati in un’altra età e sotto un altro cielo.


Note su Aiace

Guido Paduano

Nella coerenza implacabile di questo quadro, l’autosufficienza implica che l’io sia sia il solo possibile soggetto e il solo possibile oggetto d’azione, implica cioè la sola libertà di distruggere se stesso.


Fedra. Una tradizione maschile e una linea rosa

Margherita Rubino

La lista delle principali opere scritte per mano femminile negli ultimi cento anni include una ventina di casi notevoli, alcuni dei quali dovuti a grandi scrittrici come Marina Cvetaeva, Marguerite Yourcenar, Patrizia Valduga, Sarah Kane. Per mano loro la storia di Fedra viene certo reinterpretata, ma con una tensione di fondo che le accomuna e che marca una distinzione non da poco nei confronti di una tradizione millenaria tutta al maschile.


D’Annunzio e il Teatro Greco di Siracusa

Nel Bollettino delle Rappresentazioni Classiche edito dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nel giugno 1928 si fa riferimento al progetto di allestimento della Fedra di D’Annunzio al Teatro Greco di Siracusa: il poeta stesso ne parlò entusiasticamente, come fosse la realizzazione di un sogno. Ma il progetto non andò in porto. Il testo che pubblichiamo a seguire ripercorre i passaggi essenziali della vicenda.


Fedra tremila anni dopo

di Margherita Rubino

Tremila anni nei quali la cultura occidentale non ha mai dimenticato il mythos greco. La costellazione di donne autentiche e diverse, Fedra e Antigone, Clitennestra e Ecuba, Elettra e Andromaca, che la tragedia greca ha lasciato in eredità alla nostra cultura, ha originato a sua volta altre culture riscritte o ispirate a quei modelli femminili, con una pienezza di percezione che spesso ha creato capolavori. Ma è Fedra che, prima di Isotta e come Isotta, rappresenta l’eros allo stato puro, quello che riflette la gratuità, casualità e arbitrarietà di ogni innamoramento. Nel tempo viene eliminata ora la vendetta e il suicidio di lei, ora la morte di Ippolito e perfino, a volte, la ripulsa di lui, ma il nucleo irresistibile del mythos è che Fedra si è innamorata di chi non doveva.


Note su Ippolito

Guido Paduano

Fedra è forse il primo personaggio nella nostra cultura che colloca il suo comportamento in un campo di tensioni fra il desiderio represso e la remora morale, e permette di definirlo come una formazione di compromesso fra questi due poli. Da questo compromesso discende l’esistenza stessa della tragedia.


“Niente è più possibile, ormai”. Sostituzione e oggetto del desiderio nella Medea di Pasolini

Giuseppe Fornari

La battuta conclusiva di Medea: “Niente è più possibile, ormai” indica questo chiudersi di una struttura di desiderio che è il chiudersi del destino di Pasolini, senza più alternative rappresentabili, conformemente al fragoroso silenzio canoro della Callas.


“La storia incomincia là dove finisce”. Fascinazione per l’antico e impegno nel presente

Anna Beltrametti

Leggere a più riprese e in diverse sfumature, in Pasolini, sia nelle pagine che riguardano l’Arialda di Testori e la censura sia nei saggi letterari e sul teatro, che “la qualità della pagina fa la moralità della pagina” è sorprendente. E lo è ora più di allora, quando Pasolini scriveva, nei primi anni Sessanta e il tema dell’impegno attraversava l’Europa, con differenti esiti, sull’onda di un engagement più teorico che creativo.


Attualità del dramma antico nel cinema di Pasolini

Virgilio Fantuzzi

Avendo partecipato, in qualità di assistente volontario, ad alcune fasi della post-produzione di Edipo re, ricordo l’insistenza con la quale Pasolini, parlando con i tecnici addetti al missaggio, esigeva che alcuni momenti del film fossero assolutamente silenziosi, privi cioè di musica e di rumori, oltre che di parole. «Come nel cinema muto», ripeteva.