Approfondimenti e interviste

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Note su Aiace

Guido Paduano

Nella coerenza implacabile di questo quadro, l’autosufficienza implica che l’io sia sia il solo possibile soggetto e il solo possibile oggetto d’azione, implica cioè la sola libertà di distruggere se stesso.


Fedra. Una tradizione maschile e una linea rosa

Margherita Rubino

La lista delle principali opere scritte per mano femminile negli ultimi cento anni include una ventina di casi notevoli, alcuni dei quali dovuti a grandi scrittrici come Marina Cvetaeva, Marguerite Yourcenar, Patrizia Valduga, Sarah Kane. Per mano loro la storia di Fedra viene certo reinterpretata, ma con una tensione di fondo che le accomuna e che marca una distinzione non da poco nei confronti di una tradizione millenaria tutta al maschile.


D’Annunzio e il Teatro Greco di Siracusa

Nel Bollettino delle Rappresentazioni Classiche edito dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nel giugno 1928 si fa riferimento al progetto di allestimento della Fedra di D’Annunzio al Teatro Greco di Siracusa: il poeta stesso ne parlò entusiasticamente, come fosse la realizzazione di un sogno. Ma il progetto non andò in porto. Il testo che pubblichiamo a seguire ripercorre i passaggi essenziali della vicenda.


Fedra tremila anni dopo

di Margherita Rubino

Tremila anni nei quali la cultura occidentale non ha mai dimenticato il mythos greco. La costellazione di donne autentiche e diverse, Fedra e Antigone, Clitennestra e Ecuba, Elettra e Andromaca, che la tragedia greca ha lasciato in eredità alla nostra cultura, ha originato a sua volta altre culture riscritte o ispirate a quei modelli femminili, con una pienezza di percezione che spesso ha creato capolavori. Ma è Fedra che, prima di Isotta e come Isotta, rappresenta l’eros allo stato puro, quello che riflette la gratuità, casualità e arbitrarietà di ogni innamoramento. Nel tempo viene eliminata ora la vendetta e il suicidio di lei, ora la morte di Ippolito e perfino, a volte, la ripulsa di lui, ma il nucleo irresistibile del mythos è che Fedra si è innamorata di chi non doveva.


Note su Ippolito

Guido Paduano

Fedra è forse il primo personaggio nella nostra cultura che colloca il suo comportamento in un campo di tensioni fra il desiderio represso e la remora morale, e permette di definirlo come una formazione di compromesso fra questi due poli. Da questo compromesso discende l’esistenza stessa della tragedia.


La “storia sacra di Io”

Marina Orselli

E’ difficile pensare che Eschilo abbia introdotto nelle Supplici la storia mitica di Io soltanto per dare legittimità alla richiesta di asilo delle Danaidi alla città di Argo, dove Io appunto era nata. In effetti la difficoltà esiste.


L’ultima canzone corale delle Supplici di Eschilo

Richard Seaford

Perché nelle Supplici di Eschilo, le Danaidi rifiutano il matrimonio coi loro cugini, i figli di Egitto? Rifiutano il matrimonio in generale? O rifiutano il matrimonio coi consanguinei? E quali sono le ragioni per il rifiuto?


La ragione in cerca della necessità

Roberta Sevieri

Pelasgo, capo della polis, deve anche far sì che quest’ultima sia in grado di difendere coloro che vi richiedono asilo; in caso contrario la sopravvivenza stessa della città sarebbe messa in discussione.


L’Azienda INDA e la Vocazione Originaria

Fernando Balestra, Sovrintendente Fondazione INDA

Pubblicato sul programma di sala del XLV Ciclo di Spettacoli Classici, maggio-giugno 2009
La Onlus Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico provvede dal 1914 a far rivivere la tradizione degli Spettacoli Classici al Teatro Greco di Siracusa e a mantenere attraverso un’opera di divulgazione e di ricerca scientifica (la sua rivista specializzata Dioniso è distribuita [...]


Barbari e Greci

Francois Hartog

Secondo l’etimologia della parola (con la ripetizione della sequenza barbar in forma di onomatopea) il barbaro è colui che ha difficoltà di articolazione della parola, di pronuncia, che balbetta o parla con voce aspra . L’attributo non è certamente un complimento, ma i Carii, se hanno “un modo di parlare barbaro”, non sono barbari. Essi non hanno una “natura” barbara. È tra il VI e il V secolo a.C. che “Barbaro”, nel senso di non Greco, forma, associato al termine “Greco”, un concetto antonimo e asimmetrico, con l’accoppiamento di un nome proprio (Hellenes) a una designazione generica, Barbaroi.